Il Nepal e la Cina registrano un’impennata dei dispersi dopo l’alluvione che ha colpito il confine la scorsa settimana: il bilancio complessivo supera i 919 morti e 4.793 scomparsi, hanno riferito le autorità. In Nepal l’ultimo aggiornamento parla di 4.247 persone non rintracciate, tra cui 592 stranieri, mentre le autorità cinesi hanno segnalato 546 persone scomparse. Le operazioni di soccorso hanno salvato finora 10.451 persone.
Ricerche mirate nei tunnel delle centrali idroelettriche
Le squadre di soccorso hanno indicato la ricerca nei tunnel delle centrali idroelettriche come massima priorità. Al progetto Trishuli-3A è stato praticato un foro per raggiungere il tunnel: i soccorritori sono scesi con corde, hanno pompato aria e inviato viveri all’interno, ma non hanno ricevuto risposta all’appello ai potenziali superstiti. Sul posto operano circa 90 persone tra esercito nepali, polizia, forze di polizia armate, unità cinofile e squadre specializzate.
Squadre straniere supportano le operazioni: alcune delegazioni monitorano dall’aria aree come Chilime e Langtang, mentre altre hanno già ispezionato tunnel come quello di Upper Trishuli-1. Xinhua ha riferito che 18 agenti di immigrazione del posto di frontiera di Gyirong si sono uniti alle ricerche; un ufficiale citato da Xinhua, Yan Xinrong, ha detto: «La nostra gente è là sotto e andremo a trovarla».
Bilancio delle vittime, rischi geologici e condizioni sul confine
Il conteggio complessivo delle vittime somma i numeri dei due Paesi: in Nepal il dato è stato aggiornato a 903 in una delle rilevazioni locali, mentre la cifra complessiva che include la Cina arriva a 919 morti. Le forze di soccorso continuano a recuperare salme e effetti personali nelle aree allagate; molte bare sono state sepolte senza identificazione a causa dell’elevato numero di cadaveri in condizioni frammentarie.
Il Ministry of Natural Resources cinese ha segnalato otto «punti geologici ad alto rischio» attorno all’area di Gyirong Port, raccomandando sorveglianze aeree e pattugliamenti manuali per prevenire nuovi crolli o frane. Il cratere originato dal collasso del ghiacciaio è stato definito «il punto di rischio maggiore» per il bacino di ritenuta che si è formato e che aveva creato un’onda devastante valle a valle; le autorità hanno poi riferito che il lago barriera è stato in gran parte svuotato.
Al confine, il porto di Gyirong è stato travolto da una massa d’acqua, fango e detriti che ha distrutto edifici amministrativi e lasciato sul terreno solo effetti personali. Xinhua ha mostrato immagini dei soccorritori che si avvicinano alla zona montagnosa e ha riferito di familiari in attesa di notizie: «La nostra gente è là sotto», ha ripetuto un agente.
Le autorità mantengono attive operazioni di monitoraggio meteorologico e geologico: sono previste precipitazioni leggere nei giorni successivi in alcune aree, condizione che rende necessarie ulteriori verifiche sulle dighe temporanee e sulle morfologie instabili create dalla frana iniziale.
Le ricerche proseguono con priorità sui tunnel idroelettrici e sulle aree sottoposte a rischio di frana; la National Disaster Risk Reduction and Management Authority ha confermato il conteggio dei soccorsi e delle vittime e continua a coordinare le squadre di terra e gli aiuti internazionali.
