Dermatophilus congolensis è finito sotto la lente delle autorità sanitarie europee dopo il rilevamento, tra la fine del 2025 e il 2026, di cluster di infezioni in persone senza precedenti contatti con animali. L’ECDC nella sua valutazione pubblicata a giugno riferisce 70 casi in Francia, Germania, Spagna e Svezia e indica il fenomeno come motivo di sorveglianza.
I casi segnalati sono stati concentrati soprattutto, pur non esclusivamente, tra uomini gay, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini; molti sono stati associati a luoghi con contatti fisici molto ravvicinati. Le indagini epidemiologiche e genetiche portano l’ECDC a ritenere plausibile la trasmissione diretta «pelle‑pelle» tra persone, anche durante l’attività sessuale, ma l’agenzia non esclude una trasmissione indiretta tramite superfici o oggetti contaminati. PAHO/OMS ha richiamato l’attenzione dei sistemi sanitari a luglio dopo l’identificazione di casi in persone senza contatto con animali.
Che cos’è il batterio e perché si chiama malattia della pioggia
La malattia della pioggia è il nome colloquiale usato per descrivere la dermatofilosi negli animali, nota soprattutto agli allevatori e ai veterinari. Il batterio colpisce principalmente bovini, cavalli e pecore e nei cavalli l’infezione è descritta come «rain rot» o «rain scald». Il nome deriva dalle condizioni in cui il patogeno trova un ambiente favorevole: la pelle che resta a lungo umida o presenta piccole lesioni facilita la replicazione del batterio negli animali, da cui le espressioni legate alla pioggia.
Nell’uomo l’infezione è sempre stata considerata rara e tipicamente associata al contatto diretto con animali infetti. La novità osservata nel periodo indicato dall’ECDC è la possibile capacità dell’infezione di circolare direttamente tra persone attraverso contatti fisici ravvicinati, una dinamica che ha spostato l’attenzione dalle trasmissioni esclusivamente zoonotiche a ipotesi che includono la trasmissione interumana.
Manifestazioni cliniche, trattamento e valutazione del rischio
Nei casi europei descritti finora la dermatofilosi ha avuto in genere un decorso lieve. I sintomi osservati comprendono piccoli rilievi o pustole sulla pelle, croste, desquamazione e prurito; nei cluster recenti le lesioni sono state riscontrate soprattutto nell’area genitale e sul viso, e non sono emersi sintomi generali diffusi. I pazienti segnalati dall’ECDC hanno risposto bene a antibiotici per via orale o applicati localmente, e alcune infezioni si sono risolte spontaneamente.
L’agenzia considera per la popolazione generale un rischio «molto basso»: la probabilità di contrarre l’infezione è ritenuta molto bassa e l’impatto clinico delle forme osservate è limitato. Restano tuttavia domande aperte su quanto il batterio stia effettivamente circolando, sulle vie esatte di trasmissione e sulle ragioni dell’emergere di cluster distinti. L’ECDC mantiene la dermatofilosi tra gli eventi sottoposti a monitoraggio nel suo ultimo rapporto sulle minacce infettive pubblicato il 21 agosto; la sorveglianza continua, come pure le ricerche epidemiologiche e genetiche mirate a chiarire i meccanismi di diffusione. Norvegia ha inoltre segnalato 10 casi collegati alla pratica delle arti marziali, a conferma del ruolo del contatto fisico intenso nella circolazione osservata.
