Il Giappone sta affrontando una delle più gravi crisi legate alla convivenza tra esseri umani e orsi della sua storia recente. Dopo un 2025 segnato da un numero record di aggressioni, le autorità hanno intensificato catture e abbattimenti: tra aprile 2025 e l’inizio del 2026 sono stati eliminati oltre 14mila esemplari, una cifra senza precedenti che ha aperto un acceso dibattito sulla strategia scelta dal governo.
I dati del ministero dell’Ambiente mostrano la dimensione del fenomeno. Nell’anno fiscale 2025 sono stati registrati 216 attacchi, con 238 persone coinvolte e 13 vittime, il bilancio più grave da quando vengono raccolte statistiche comparabili. Nello stesso periodo gli avvistamenti di orsi neri asiatici hanno superato quota 50mila, circa due volte e mezzo il dato dell’anno precedente.
Perché gli orsi si avvicinano alle città
La crisi è particolarmente evidente nel nord-est del Paese. Akita e Iwate sono state tra le prefetture più colpite, con migliaia di segnalazioni. Dietro l’aumento degli incontri ci sarebbe una combinazione di fattori ambientali e demografici: la scarsità di ghiande, faggiole e altre fonti naturali di nutrimento ha spinto molti animali a cercare cibo nelle zone abitate. A questo si aggiunge lo spopolamento delle campagne giapponesi, dove terreni e frutteti abbandonati stanno progressivamente diventando nuovi habitat per la fauna selvatica.
Il fenomeno non si è fermato con la fine del 2025. Nei mesi successivi sono continuati avvistamenti e aggressioni anche nelle aree residenziali. A giugno, per esempio, quattro persone sono rimaste ferite a Fukushima e due scuole della zona sono state temporaneamente chiuse. Gli orsi sono stati segnalati persino nella parte occidentale dell’area metropolitana di Tokyo.
Migliaia di abbattimenti, ma è polemica
La risposta delle autorità è stata drastica. Secondo i dati riportati dalla stampa internazionale, più di 14mila orsi sono stati uccisi dopo la crescita degli attacchi, mentre il governo ha rafforzato il sistema di gestione della popolazione dei plantigradi, aumentando personale e trappole. In precedenza erano stati mobilitati anche militari per aiutare le amministrazioni locali nelle operazioni di cattura.
Una strategia che preoccupa però le associazioni ambientaliste. L’orso nero asiatico è classificato come vulnerabile e gli attivisti temono che abbattimenti così estesi possano portare alla scomparsa della specie in alcune zone del Paese. Anche la reale consistenza della popolazione resta oggetto di discussione: una stima governativa diffusa nel 2026 indica complessivamente circa 57.800 orsi in Giappone.
Il modello alternativo di Karuizawa
Esistono però esperienze che puntano maggiormente sulla prevenzione. A Karuizawa, nella prefettura di Nagano, vengono utilizzati cani addestrati per spingere gli orsi lontano dalle abitazioni, mentre alcuni animali vengono sedati e trasferiti nelle aree forestali. Secondo il Guardian, nella zona rurale intorno alla località non si registrano aggressioni contro persone dal 2015.
Per gli esperti, il punto è intervenire sulle condizioni che favoriscono gli incontri: proteggere le fonti di cibo nelle foreste, mettere in sicurezza rifiuti e coltivazioni, gestire i frutteti abbandonati e creare barriere tra habitat naturali e centri abitati.
La riduzione della popolazione può quindi rappresentare uno degli strumenti di emergenza, ma difficilmente può essere l’unico. Il paradosso giapponese è che gli orsi, dopo decenni di recupero della popolazione e riconquista degli habitat, si trovano oggi sempre più spesso a condividere spazi con comunità rurali che, al contrario, continuano a ridursi.
