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Annuncio shock da Belgrado: confermato funerale di Stato per Ratko Mladic

Il ministro della Giustizia Nenad Vujic ha assicurato "tutti gli onori militari e di Stato"; la famiglia deciderà il luogo e Belgrado invierà una delegazione nei Paesi Bassi.

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Ratko Mladic, il "Boia della Bosnia" condannato per Srebrenica, è morto all'Aja

Ratko Mladic, il "Boia della Bosnia" condannato per Srebrenica, è morto all'Aja Фото: Михаил Евстафьев / Photo by Evstafiev Mikhail — CC BY-SA 3.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=598444)

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Ratko Mladic sarà sepolto con una cerimonia ufficiale e «tutti gli onori militari e di Stato che gli spettano», ha detto il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic, a Belgrado. L’ex comandante dell’esercito dei serbi di Bosnia è morto all’Aja mentre scontava l’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, e la famiglia sceglierà il luogo della sepoltura. Vujic ha aggiunto che la Serbia è pronta a inviare una delegazione nei Paesi Bassi per riportare la salma e che «Mladic è un generale e i protocolli sono noti».

I funerali e il rientro della salma

Secondo quanto annunciato dalle autorità serbe, la cerimonia avrà carattere ufficiale e la responsabilità di decidere il luogo spetta ai familiari. Il governo di Belgrado ha confermato la disponibilità a coordinare il rientro del corpo dai Paesi Bassi e il ministro Vujic ha dichiarato che invierà una lettera al Meccanismo residuale dell’Aja per chiedere che l’indagine sulla morte verifichi anche le cure ricevute nell’ultimo periodo. La stessa Serbia aveva chiesto il rilascio di Mladic per ragioni umanitarie, sostenendo che le condizioni fossero diventate terminali; la procedura di indagine attivata dalla presidente del Meccanismo, Graciela Gatti Santana, è però quella prevista quando un detenuto muore sotto la custodia del tribunale.

Il ricorso agli onori militari e di Stato è stato ribadito oggi come praticabile nei protocolli ufficiali per un ex generale, ha spiegato Vujic, pur riconoscendo pubblicamente il ruolo di Mladic nella guerra. La scelta della formula cerimoniale e l’eventuale invio di rappresentanti istituzionali saranno coordinati con la famiglia e inseriti nelle procedure diplomatiche previste per il trasferimento della salma.

Le reazioni a Belgrado e nella Republika Srpska

Le prime ore dopo la morte hanno visto una mobilitazione di stampa e forze politiche in chiave celebrativa. Una parte dei media filogovernativi e nazionalisti ha definito Mladic «Comandante eterno dell’esercito della Republika Srpska», mentre testate come Politika hanno scritto che il generale è morto «lontano dalla sua patria, dalla sua famiglia e dal suo popolo». Milorad Dodik, leader della Republika Srpska, ha rilanciato le accuse secondo cui si tratterebbe «a tutti gli effetti di un omicidio» e ha parlato di un presunto «approccio orchestrato» dell’Aja, una tesi ripresa da alcune testate come Novosti.

Il nazionalista ed ex vicepremier Aleksandar Vulin ha chiesto non solo onori militari e di Stato ma anche il lutto nazionale, affermando che «Da Gavrilo Princip a Ratko Mladic, i migliori serbi vengono uccisi in catene». Nella Republika Srpska si sono tenute funzioni religiose in memoria del generale e nei campi sportivi si sono verificate manifestazioni di sostegno: durante la partita di Europa League contro il Viktoria Plzen i tifosi della Stella Rossa di Belgrado hanno esposto uno striscione con la scritta «Generale, gloria eterna e grazie», gesto che ha portato il Memoriale di Srebrenica a presentare una denuncia alla Uefa e a chiedere l’esclusione permanente del club dalle competizioni europee.

Il richiamo alle esequie con i massimi onori non è un caso isolato: lo scorso ottobre la Serbia ha sepolto con i massimi onori militari Nebojsa Pavkovic, ex capo di Stato maggiore dell’esercito jugoslavo, condannato all’Aja a 22 anni per crimini contro l’umanità e violazioni delle leggi di guerra nel 1999; al funerale parteciparono il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore serbo.

Il contesto giudiziario e la memoria di Srebrenica

La condanna definitiva di Mladic risale al 2017 ed è stata confermata in appello nel 2021; il tribunale lo ha riconosciuto responsabile, tra l’altro, del genocidio di Srebrenica, dove nel luglio del 1995 furono uccisi più di ottomila uomini e ragazzi bosgnacchi, e dei crimini commessi durante l’assedio di Sarajevo. Nonostante queste sentenze, a Belgrado parte della narrazione pubblica enfatizza il ruolo di vittima della Serbia rispetto alla giustizia internazionale.

Da Srebrenica la reazione è invece di netta discontinuità: Emir Suljagic, direttore del Memoriale di Srebrenica, ha ricordato che «la sua morte non cambia le sentenze» e che «non svuota le fosse comuni». Per il Memoriale, le celebrazioni pubbliche e il sostegno mediatico aggravano il clima di negazione e revisionismo che, secondo osservatori internazionali, persiste in alcuni ambiti politici e mediatici serbi.

La questione si inserisce in un quadro più ampio. La Serbia negozia l’ingresso nell’Unione europea dal 2014, ma la Commissione europea nel suo ultimo rapporto sull’allargamento aveva denunciato che partiti, politici e mezzi d’informazione serbi continuano a offrire sostegno e spazio pubblico a condannati per crimini di guerra e a negare crimini accertati, incluso il genocidio di Srebrenica. Un anno fa, nel trentesimo anniversario di Srebrenica, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva assicurato che l’Europa non avrebbe permesso a nessuno di «riscrivere la storia»; a Belgrado, invece, la commemorazione e il rito pubblico intorno a Mladic segnano oggi una traiettoria diversa.

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