Il Nepal ha deciso di gestire autonomamente le operazioni di ricerca e soccorso dopo le devastanti alluvioni che hanno colpito diverse aree del Paese. Nonostante le numerose offerte di assistenza internazionale, le autorità di Kathmandu hanno fatto sapere di non ritenere al momento necessario l’intervento di squadre straniere.
“Le nostre forze stanno gestendo le operazioni”
A confermare la posizione del governo nepalese è stato Lok Bahadur Chhetri, portavoce del ministero degli Esteri. Le agenzie di sicurezza del Paese, ha spiegato, sono già impegnate nelle attività di ricerca e soccorso e, per questa ragione, Kathmandu non considera attualmente necessario ricorrere a squadre provenienti dall’estero.
Diverse nazioni avevano invece manifestato la propria disponibilità a inviare personale specializzato. Tra i Paesi che hanno chiesto al Nepal di autorizzare l’arrivo di squadre di ricerca e soccorso figurano India, Cina, Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Sri Lanka e Bangladesh.
Seul continua a trattare con Kathmandu
Anche la Corea del Sud ha confermato di aver ricevuto dal Nepal l’indicazione che, almeno per il momento, non saranno accettate squadre straniere. Il ministero degli Esteri sudcoreano ha tuttavia precisato che Seul intende proseguire i colloqui con Kathmandu sulla possibilità di fornire assistenza.
La Corea del Sud ha inoltre annunciato 1 milione di dollari di aiuti umanitari, che saranno distribuiti attraverso organizzazioni internazionali. Per Seul la situazione assume un’importanza particolare anche per la presenza di propri cittadini nelle aree colpite.
Nove sudcoreani risultano dispersi
Secondo le informazioni diffuse dal ministero degli Esteri sudcoreano, nove cittadini della Corea del Sud che lavoravano in una centrale idroelettrica risultano dispersi, mentre altri dieci sono rimasti bloccati a causa dell’emergenza provocata dalle alluvioni.
La necessità di ottenere informazioni e garantire assistenza ai propri connazionali rende quindi particolarmente importante per Seul la possibilità di raggiungere le zone interessate, motivo per cui i negoziati con le autorità nepalesi proseguono.
I dubbi sulla zona al confine con il Tibet
La scelta di Kathmandu è stata interpretata anche alla luce della particolare posizione geografica di una delle aree coinvolte. Dinesh Bhattarai, ex ambasciatore del Nepal presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha collegato infatti il rifiuto delle squadre straniere alla sensibilità della regione di Rasuwa, situata lungo il confine con il Tibet cinese.
Secondo l’ex diplomatico, il governo nepalese potrebbe aver valutato anche questo elemento strategico nel decidere di mantenere le operazioni di soccorso sotto il controllo delle proprie forze.
Kathmandu nega motivazioni legate alla Cina
Il portavoce del ministero degli Esteri nepalese ha però respinto questa lettura. Chhetri ha escluso che la decisione sia stata influenzata dalla particolare sensibilità della Cina sulla questione tibetana.
La ragione, secondo la versione ufficiale di Kathmandu, è molto più semplice: le squadre nepalesi sono già impegnate direttamente nelle attività di ricerca e soccorso e, almeno in questa fase, il governo non ritiene necessario affiancarle con personale straniero.
