Il viaggio a sorpresa del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca avrebbe avuto un obiettivo preciso: mettere in guardia la Russia da eventuali future azioni militari contro Paesi della Nato. È quanto emerge da una ricostruzione del Wall Street Journal, basata su fonti informate, secondo cui l’intelligence statunitense teme che Vladimir Putin possa cercare di mettere alla prova la determinazione dell’Alleanza Atlantica attraverso un’incursione militare limitata. Nel mirino, in particolare, potrebbero esserci i Paesi baltici.
Il possibile attacco per testare la Nato
Secondo le nuove valutazioni dell’intelligence americana, la Russia, di fronte allo stallo della guerra in Ucraina, potrebbe decidere di ampliare le operazioni già condotte in Europa attraverso sabotaggi e incursioni con droni. Non viene esclusa nemmeno l’ipotesi di un’azione militare diretta, seppur circoscritta, contro un Paese dell’Alleanza.
L’obiettivo, secondo questa analisi, potrebbe essere quello di verificare quale sarebbe la reazione della Nato davanti a un’aggressione di portata limitata. Il principio fondamentale dell’Alleanza prevede che un attacco contro uno dei suoi membri sia considerato un attacco contro tutti. L’obbligo per gli altri Paesi è quello di assistere lo Stato aggredito, anche se ciò non significa necessariamente un intervento militare.
Il viaggio di Ratcliffe e il messaggio a Mosca
La visita di Ratcliffe, avvenuta martedì 25 agosto, e durata soltanto poche ore, è stata la prima permanenza nota del direttore della CIA in Russia. Secondo il Wall Street Journal, il suo scopo non sarebbe stato quello di avviare veri e propri negoziati, ma soprattutto di trasmettere un messaggio alla leadership russa.
Anche Politico è arrivato a una ricostruzione analoga, citando a sua volta fonti anonime. Il direttore della CIA avrebbe incontrato alcuni funzionari dei servizi di sicurezza russi, ma non Vladimir Putin. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha precisato comunque che il presidente russo è stato informato dei colloqui.
Trump minimizza: “Un viaggio semi-routinario”
La missione di Ratcliffe è stata invece ridimensionata da Donald Trump. Parlando mercoledì durante un podcast di orientamento conservatore, il presidente americano ha definito la trasferta “semi-routinaria”, collegandola in qualche modo alla guerra in Ucraina.
“Qualcosa potrebbe uscirne”, ha detto Trump, spiegando che gli Stati Uniti stanno lavorando per arrivare alla conclusione del conflitto. Secondo il presidente, “entrambi” i Paesi vorrebbero vedere terminare la guerra. I negoziati, tuttavia, risultano fermi ormai da mesi.
Le ragioni della visita di Ratcliffe
La scelta di inviare proprio in questo momento un funzionario di così alto livello potrebbe essere legata a diversi fattori. Tra questi ci sarebbe anche la riduzione delle scorte di armamenti statunitensi provocata dalla guerra in Medio Oriente, oltre alla possibilità che Mosca proceda con una nuova mobilitazione dopo le elezioni legislative russe previste dal 18 al 20 settembre.
John Foreman, ex diplomatico britannico a Mosca, ha sottolineato alla BBC la particolarità della missione: “Normalmente gli americani non mandano funzionari di così alto grado a Mosca senza preavviso, se non c’è sotto qualcosa”.
Un viaggio tutt’altro che segreto
Nonostante il carattere inatteso della trasferta, quella di Ratcliffe non è stata una missione completamente invisibile. Il Boeing C-17A dell’aeronautica statunitense utilizzato per il viaggio poteva infatti essere individuato attraverso i sistemi pubblici di monitoraggio delle rotte aeree. Anche questo elemento aveva spinto alcuni esperti di intelligence a ipotizzare che la visita fosse destinata soprattutto alla consegna di un messaggio alla leadership russa, piuttosto che all’apertura di trattative formali.
Il precedente di William Burns
La missione di Ratcliffe ha inoltre un precedente importante. L’ultimo direttore della CIA noto per essersi recato a Mosca era stato William Burns, durante la presidenza di Joe Biden. Nel novembre 2021, pochi mesi prima dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Burns aveva incontrato esponenti del regime per cercare di convincerli a non procedere con l’attacco.
Quell’iniziativa diplomatica non riuscì a fermare il Cremlino. Ora, quasi cinque anni dopo, il viaggio di Ratcliffe assume un significato diverso: secondo le informazioni del Wall Street Journal, Washington vuole mettere in chiaro preventivamente quali potrebbero essere le conseguenze di un eventuale attacco russo contro un membro della Nato.
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