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Leonardo Bove dimesso dal Niguarda: il 16enne, ustionato nel rogo di Crans Montana, chiede responsabilità ai proprietari

Il 16enne, ricoverato con il 50 per cento di ustioni, è uscito il 18 luglio dopo oltre sei mesi; chiede che i coniugi Moretti si assumano responsabilità

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Leonardo Bove dimesso dal Niguarda: il 16enne, ustionato nel rogo di Crans Montana, chiede responsabilità ai proprietari

Leonardo Bove dimesso dal Niguarda: il 16enne, ustionato nel rogo di Crans Montana, chiede responsabilità ai proprietari

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Leonardo Bove, 16enne ferito nel rogo di Crans Montana, è stato dimesso il 18 luglio dall’ospedale Niguarda di Milano dopo oltre sei mesi di cure e convalescenza. Il ragazzo, che aveva riportato il 50 per cento di ustioni sul corpo, ha raccontato di aver vissuto «una notte in cui ho visto sfuggire la mia vita» e ha aggiunto di non voler più tornare a Crans Montana.

Il racconto di Bove e le condizioni dopo il ricovero

Trasferito a Niguarda dopo il rogo di Capodanno, Leonardo Bove è uscito dall’ospedale dopo un percorso che, come riportato, ha compreso operazioni, sedute laser e riabilitazioni. Il giovane era tra gli italiani rimasti gravemente feriti nell’incendio in cui sono decedute 40 persone e, al momento del ricovero, aveva ustioni su larga parte del corpo. La dimissione del 18 luglio ha segnato una prima tappa di un recupero che proseguirà fuori dall’ospedale con terapie e controlli specialistici.

Nel testimoniare quanto vissuto, Bove ha messo al centro la propria esperienza personale e il desiderio di cancellare il luogo dell’incidente dalla sua vita: «Lo voglio cancellare dalla mia vita», ha detto, ribadendo la volontà di guardare avanti e di concentrarsi sul recupero fisico e psicologico. L’intervento chirurgico e le sedute di riabilitazione, riassunte nelle informazioni sul suo percorso clinico, sono state descritte come intensive e prolungate.

Le richieste della famiglia e le accuse ai proprietari

I genitori di Leonardo hanno espresso parole dure verso i titolari del locale. La madre, Loretta Arapi, ha definito “incredibile” il comportamento dei proprietari e ha detto di essere indignata per la vicenda. I coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale Constellation, sono indagati con le accuse di incendio, lesioni aggravate e omicidio colposo; secondo il racconto del ragazzo, i Moretti “dovrebbero prendersi le loro responsabilità”.

La famiglia ha anche rivolto critiche al quadro locale: il padre, Gabriele Bove, ha espresso dubbi sulla possibilità che la giustizia cantonale renda piena soddisfazione, parlando di una legge cantonale “tutta sua particolare” che rende la speranza inappagata. I coniugi Bove hanno raccontato di avere vissuto la fase del ricovero concentrati sul figlio e di aver scoperto solo successivamente dettagli e sviluppi dell’inchiesta che li hanno profondamente colpiti.

Stato delle indagini e posizioni degli indagati

Nel corso delle indagini sul rogo di Capodanno i coniugi Moretti sono stati iscritti nel registro degli indagati; nella ricostruzione è indicata la responsabilità del locale rispetto al disastro che ha causato numerose vittime e feriti. Alle contestazioni sulla responsabilità penale si affiancano altre posizioni processuali: per esempio, è stato ricordato che Jacques Moretti si trova ora in carcere anche con un’accusa di violenza domestica contro la moglie, fatto citato dalla madre di Leonardo mentre commentava l’evoluzione giudiziaria.

La famiglia Bove ha inoltre manifestato risentimento verso alcune autorità locali, nominando il sindaco di Crans Montana, Nicolas Féraud, e definendo il suo atteggiamento “impassibile” durante i momenti immediatamente successivi alla tragedia. Per la famiglia, questo comportamento è un segnale sulle difficoltà che potranno emergere nel corso del procedimento giudiziario nel Cantone interessato.

Resta aperto il percorso giudiziario sulle cause dell’incendio e sulle responsabilità penali; intanto, per Leonardo Bove e per gli altri ragazzi sopravvissuti comincia una fase di ricostruzione personale e di riabilitazione lunga e complessa, con la famiglia che chiede chiarezza e responsabilità dagli indagati.

Leonardo Bove ha messo al centro la sua priorità: tenere insieme la vita che ha rischiato di perdere e continuare il percorso di cura, chiedendo nel contempo che chi ha responsabilità si assuma le conseguenze delle proprie azioni.

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