Una turista italiana di 52 anni, originaria di Barzago, è stata sbalzata a terra nei pressi della pista dell’aeroporto di Skiathos dalla spinta dei motori di un aereo in decollo e ha riportato un trauma cranico. L’episodio è avvenuto il 10 agosto mentre seguiva i movimenti dei velivoli da uno dei punti di osservazione più vicini al tracciato. La caduta ha innescato un percorso sanitario in più tappe: prime cure sull’isola, trasferimento sulla terraferma greca e, una volta possibile, rientro assistito in Lombardia.
Ferite e primi soccorsi
La donna è stata portata al Policlinico di Skiathos, dove i medici hanno eseguito una TAC per valutare l’entità del trauma. Da subito i sanitari hanno ritenuto opportuno un approfondimento in una struttura più attrezzata: la scelta è ricaduta sull’ospedale di Volos, raggiunto in elicottero per garantire tempi rapidi e monitoraggio continuo.
La catena del soccorso ha seguito le regole di prudenza clinica. Prima la stabilizzazione, poi lo spostamento. Senza parametri vitali in sicurezza, qualsiasi viaggio avrebbe comportato un rischio non giustificabile. In quel passaggio, le autorità locali e i team dell’emergenza hanno coordinato trasporto, referti e comunicazioni tra reparti, così da non perdere informazioni utili per la presa in carico successiva.
Rimpatrio sanitario e cura in Lombardia
Confermata la stabilità, è stato organizzato un rimpatrio sanitario coordinato da Regione Lombardia insieme ad Areu. Da qui il trasferimento all’ospedale San Gerardo di Monza, dove la paziente ha proseguito il recupero. Gli specialisti brianzoli hanno rivisto gli esami eseguiti in Grecia e hanno adattato il piano terapeutico alle necessità emerse dopo il rientro.
Sul punto è intervenuto l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, che ha collegato l’operazione a un precedente recente: «Questi due casi dimostrano concretamente che Regione Lombardia non si limita a intervenire quando i nostri cittadini sono sul territorio regionale, ma è in grado di attivarsi anche quando si trovano all’estero e hanno bisogno di un trasferimento sanitario per poter proseguire le cure vicino a casa», ha dichiarato, richiamando anche l’episodio di un’anziana ricoverata a Tirana. La cornice, dunque, è quella di una collaborazione strutturata tra sistemi sanitari e reti di emergenza per accorciare le distanze quando la clinica lo consente.
L’aeroporto di Skiathos e il richiamo del plane spotting
L’aeroporto di Skiathos è noto per i punti di osservazione a ridosso della pista: un layout che permette immagini ravvicinate delle fasi di decollo e atterraggio. La contropartita è evidente. Chi si posiziona vicino al tracciato viene esposto alla spinta delle turbolenze generate dai motori a piena potenza. In questo caso, proprio quel getto ha provocato la perdita di equilibrio e la caduta della 52enne.
Gli operatori dell’isola segnalano da tempo l’afflusso di visitatori interessati a osservare e fotografare i velivoli. L’attrattiva c’è e resta. Al tempo stesso, le correnti d’aria intense in fase di partenza impongono distanza, rispetto delle indicazioni in loco e attenzione alle barriere fisiche presenti. Non sono dettagli: la forza del flusso può tradursi in scatti spettacolari o, se sottovalutata, in incidenti che richiedono interventi ospedalieri, trasferimenti e persino rimpatri assistiti.
La paziente ha lasciato l’ospedale e ha fatto rientro a casa, dove ha iniziato la riabilitazione. A seguire, i passaggi tra Grecia e Italia sono stati allineati con la documentazione clinica per garantire continuità di cura, senza interruzioni informative tra i diversi team che l’hanno seguita.
Il percorso verso il rientro si è costruito a segmenti. Prima la valutazione sull’isola, poi il trasferimento a Volos, successivamente l’organizzazione del volo sanitario e infine il ricovero a Monza. I servizi regionali hanno sottolineato quanto pesi la collaborazione tra strutture locali e reti dell’emergenza internazionale quando la stabilizzazione clinica è la condizione necessaria per muovere un paziente in sicurezza.
Il caso mette in luce l’efficienza della risposta sanitaria transfrontaliera, ma riaccende anche l’attenzione sui comportamenti di chi sceglie di assistere ai decolli da posizioni ravvicinate. La dinamica ricostruita lo mostra con chiarezza: la sola spinta dei motori al decollo può causare cadute e traumi con conseguenze serie, fino a rendere necessario un passaggio in altra struttura o un rimpatrio.
Alcuni aspetti logistici e clinici successivi al rientro restano seguiti dalle autorità competenti e dai team medici coinvolti. Controlli e terapie verranno gestiti nel solco del piano definito in reparto, con l’obiettivo di consolidare gli esiti della prima fase di cura e accompagnare la riabilitazione a domicilio sostenuta dal San Gerardo.
