La crisi migratoria che ha investito Ceuta continua a mettere alla prova i rapporti tra Spagna e Marocco, mentre resta incerta l’eventuale visita del re Felipe VI nell’exclave nordafricana. Il governo di Madrid, infatti, non conferma che il sovrano abbia manifestato ufficialmente l’intenzione di recarsi nella città autonoma.
Il governo spagnolo non ha ricevuto richieste dalla Casa Reale
A chiarire la posizione dell’esecutivo è stata Elma Saiz, ministra dell’Inclusione, della Previdenza sociale e delle Migrazioni nonché portavoce del governo spagnolo. La ministra ha spiegato di non essere a conoscenza di una comunicazione da parte di Felipe VI relativa alla volontà di visitare Ceuta.
L’ipotesi di una presenza del monarca nella città era stata collegata anche alla possibilità che Felipe potesse intervenire nei rapporti con il re del Marocco Mohammed VI, nel tentativo di favorire una soluzione alla crisi migratoria. Madrid, tuttavia, continua a puntare soprattutto sulla cooperazione diretta con Rabat.
Ceuta, Madrid ribadisce il ruolo decisivo del Marocco
Secondo Saiz, la collaborazione con le autorità marocchine è stata determinante per gestire i rientri dei migranti rimasti a Ceuta. La ministra ha ricordato che circa il 90% dei 72mila migranti entrati nell’exclave tra il 30 e il 31 luglio è già rientrato, sottolineando come questo risultato non sarebbe stato possibile senza l’intervento del Marocco.
Per il governo spagnolo, dunque, il coordinamento bilaterale rimane uno degli elementi fondamentali della strategia migratoria lungo la frontiera meridionale. Saiz ha parlato di un rapporto basato su “lealtà e fiducia”, evidenziando la necessità di una collaborazione costante sia nei controlli alla frontiera sia nella gestione dell’emergenza umanitaria.
A Ceuta arrivano gli aiuti economici per turismo e commercio
Nel frattempo Madrid ha predisposto una serie di interventi per sostenere la città autonoma dopo le conseguenze della crisi esplosa alla fine di luglio. Il vicepresidente del governo e ministro dell’Economia, Carlos Cuerpo, sarà oggi a Ceuta per incontrare il presidente Juan Jesus Vivas e i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali e sociali.
L’obiettivo della visita è mettere a punto un programma di sostegno destinato ai comparti maggiormente penalizzati dall’emergenza, a partire da turismo e commercio. Il governo intende quindi affiancare alla gestione dell’emergenza migratoria anche misure per attenuarne l’impatto sull’economia locale.
Vaccini e prevenzione sanitaria per i minori
Sul fronte sanitario, il ministero della Sanità ha convocato per oggi le regioni spagnole per organizzare l’invio di vaccini a Ceuta. Nell’exclave risultano presenti circa 2.500 migranti minorenni non accompagnati, secondo l’ultimo bilancio diffuso dalle autorità.
La campagna comprenderà anche la vaccinazione trivalente contro morbillo, parotite e rosolia, con l’obiettivo di ridurre il rischio di focolai in una situazione caratterizzata da sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie precarie.
I dati sulle malattie e la polemica sul confinamento
La situazione epidemiologica viene monitorata dalle autorità sanitarie, che hanno individuato tre casi di tubercolosi: due persone non sono contagiose, mentre il terzo caso riguarda un individuo che si trovava già a Ceuta prima dell’arrivo massiccio dei migranti. Sono inoltre stati segnalati tre casi sospetti di varicella, che non risultano collegati agli arrivi di fine luglio.
Sono stati riscontrati anche alcuni casi di scabbia, nessuno dei quali ha richiesto il ricovero, e circa 450 episodi di gastroenterite rilevati dal servizio di Medicina preventiva dell’ospedale di Ceuta. Di questi, 55 sono considerati probabili casi di E. coli riconducibili a un focolaio che, secondo le autorità, è già sotto controllo.
Proprio sulla gestione sanitaria dell’emergenza si è aperto uno scontro politico. Alberto Nunez Feijoo, leader del Partito Popolare all’opposizione, aveva chiesto il confinamento dei migranti. La ministra della Sanità Monica Garcia ha giudicato la proposta priva di giustificazione e “totalmente smisurata” rispetto ai dati epidemiologici disponibili.
