Indeed Hiring Lab mette in luce un divario crescente tra domanda e offerta nel mercato del lavoro italiano: molte posizioni qualificate restano scoperte nonostante la presenza di giovani e disoccupati in cerca di impiego. Lo hanno rilevato gli ultimi dati raccolti sul portale italiano, che individuano un problema non limitato ai ruoli meno remunerati ma esteso anche a professioni altamente specializzate. La combinazione di innovazione tecnologica e cambiamento demografico spiega in larga parte questa distanza.
Lavoro, cosa pesa sul mismatch: tecnologia e demografia
Due trasformazioni parallele sono al centro dell’allargamento del divario tra offerte e candidature. Da un lato, la rapida evoluzione tecnologica — con intelligenza artificiale, automazione, digitalizzazione e uso intensivo dei dati — cambia le competenze richieste alle imprese. Le aziende cercano professionisti in grado non solo di utilizzare strumenti digitali, ma di progettare, integrare e controllare sistemi complessi. Dall’altro lato, il cambiamento demografico riduce il numero di giovani disponibili e innalza la quota di popolazione anziana, aggravando la scarsità di figure formate per i nuovi profili.
Il risultato è che il ritmo con cui mutano le esigenze aziendali supera la capacità del sistema formativo e dei percorsi professionali di generare nuovi talenti con competenze adeguate. Il mismatch domanda offerta diventa così un problema strutturale: non si tratta solo di aumentare le offerte, ma di colmare un divario di competenze specifiche. Secondo l’analisi, i settori più colpiti sono ingegneria, tecnologia e sanità, ambiti in cui la richiesta di profili specializzati cresce più rapidamente delle candidature disponibili.
Professioni più difficili da reperire
La graduatoria delle categorie professionali definite “hard to fill” mostra valori estremi. Al vertice c’è il reliability engineer, per il quale le candidature giornaliere risultano inferiori del -95% rispetto alla media degli annunci. Seguono ingegneri industriali ed elettronici (-76%) e sviluppatori di software (-72%), profili richiesti in modo crescente anche per gestire i processi legati all’intelligenza artificiale e all’automazione.
- Reliability engineer: candidature inferiori del 95% rispetto alla media.
- Ingegneri industriali ed elettronici: -76% di candidature.
- Sviluppatori di software: -72% di candidature.
- Farmacisti: -71% di candidature.
Proseguendo nella classifica, gli ingegneri meccanici segnano un calo del 70%, gli esperti di information design e ricerca del 68%, i tecnici sanitari del 67% e gli ingegneri civili del 60%. Nella parte finale compaiono specialisti di matematica e statistica (-58%), insieme a professionisti di bellezza e benessere e a specialisti di medicina e chirurgia (entrambi -57%).
Il quadro mostra che la difficoltà non è circoscritta a un unico settore: riguarda ruoli che richiedono competenze tecniche raffinate e che sono difficilmente sostituibili o rapidamente formabili sul mercato. Le imprese, dunque, non mancano di offerte: faticano invece a intercettare candidati con il bagaglio tecnico richiesto.
Distribuzione territoriale e implicazioni per le imprese
La scarsità di candidature non è uniforme sul territorio nazionale. La domanda si concentra nelle aree economicamente più dinamiche e la Lombardia risulta la regione più esposta per volume di annunci nelle categorie hard to fill. Per esempio, il 50% degli annunci italiani per matematica e statistica pubblicati su Indeed è localizzato in Lombardia. Lazio e Veneto si collocano alternativamente al secondo posto per molte delle categorie analizzate.
Il caso del reliability engineer è emblematico anche sul piano geografico: le offerte per questa figura sono concentrate soprattutto nel Nord Italia, con il Piemonte che raccoglie il 27% degli annunci e l’Emilia-Romagna un ulteriore 22%. La forte concentrazione territoriale accentua la competizione locale per un bacino di candidati spesso insufficiente rispetto alle esigenze produttive delle imprese.
Questa dinamica territoriale ha conseguenze pratiche: le imprese nelle aree con maggiore domanda possono incontrare ostacoli alla crescita e alla competitività se non trovano le professionalità necessarie. In assenza di soluzioni che allineino formazione e mercato del lavoro, e considerando il progressivo invecchiamento della popolazione, la difficoltà di reperire lavoratori qualificati rischia di diventare un freno più generale alla produttività e all’espansione delle attività industriali e tecnologiche.
Per il sistema produttivo italiano, dunque, il nodo centrale non è l’assenza di lavoro ma la scarsità di persone con competenze adeguate: colmare questo divario resta una priorità per sostenere la competitività delle imprese e accompagnare la transizione tecnologica.
