L’Ucraina ha imposto nuove sanzioni contro cinque cittadini russi e quattro organizzazioni coinvolte nella produzione e nella distribuzione di “Masha e Orso”, la popolarissima serie animata nata in Russia nel 2009. Secondo Kiev, dietro le avventure della bambina Masha e del suo paziente amico Orso si nasconderebbero messaggi capaci di normalizzare simboli e immaginari legati alla Russia.
Il provvedimento è contenuto in uno dei quattro decreti firmati il 20 agosto dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che comprendono anche nuove misure contro imprese dell’industria militare russa e società collegate al gruppo dell’alluminio Rusal.
Masha e Orso, perché l’Ucraina considera il cartone propaganda russa
Nella comunicazione ufficiale della presidenza ucraina, la serie viene accusata di diffondere “narrative filorusse camuffate da contenuti per bambini” e di rappresentare quindi una minaccia per la sicurezza nazionale. Tra i soggetti sanzionati c’è Animaccord, lo studio che ha creato la serie, insieme al suo fondatore e amministratore delegato, allo sceneggiatore, al regista e ad altre persone coinvolte nella produzione e nella gestione dei diritti.
“Masha e Orso”, però, non parla esplicitamente di politica. Gli episodi raccontano soprattutto situazioni quotidiane e comiche, spesso costruite intorno ai guai provocati dalla protagonista. Le critiche si concentrano piuttosto su alcuni dettagli. In un episodio, per esempio, Masha indossa prima un berretto con una stella rossa simile a quelli utilizzati dalle guardie di frontiera sovietiche e poi un copricapo da carrista. Secondo i detrattori, immagini di questo tipo contribuirebbero a rendere familiare l’iconografia militare sovietica a un pubblico molto giovane.
Le accuse contro “Masha e Orso” non arrivano solo dall’Ucraina
Il dibattito, infatti, era iniziato già prima delle sanzioni di Kiev. A luglio 50 parlamentari britannici appartenenti a sei diversi partiti avevano chiesto alla ministra della Cultura Lisa Nandy di intervenire affinché la serie venisse rimossa dalle piattaforme di streaming, citando proprio il rischio di propaganda. Anche il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna l’aveva definita uno strumento del soft power del Cremlino.
Animaccord respinge però le accuse: una rappresentante dello studio ha definito le contestazioni “false e diffamatorie”, sostenendo che la società sia indipendente e non riceva finanziamenti dal governo russo. Lo studio ha inoltre dichiarato di aver lasciato completamente la Russia nel 2025.
È proprio questa distanza tra il contenuto apparentemente innocuo della serie e il valore politico attribuito ai suoi simboli a rendere il caso particolarmente significativo. Per Kiev, nella guerra contro Mosca il confronto non passa soltanto dalle armi o dalle sanzioni economiche: riguarda anche l’immaginario culturale destinato alle generazioni più giovani.
