Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la presidente della Corte penale internazionale, la giudice giapponese Tomoko Akane, e contro un procuratore della Corte, il senegalese Abdoulaye Seye. Le misure prevedono il divieto d’ingresso nel Paese e limitazioni alle transazioni economiche con cittadini e società statunitensi. Lo ha annunciato il segretario di Stato Marco Rubio.
Il contesto con la Corte Penale Internazionale e i mandati su Israele
La Corte penale internazionale è il principale tribunale per crimini di guerra e contro l’umanità; la decisione dell’amministrazione del presidente Donald Trump si inserisce nel confronto con la Corte sulle iniziative riguardanti Israele, in particolare dopo l’emissione, nel 2024, di un mandato d’arresto internazionale contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per le violenze durante la guerra nella Striscia di Gaza.
Seye fa parte del gruppo che ha sostenuto l’accusa contro Israele e ha chiesto l’emissione del mandato. Né gli Stati Uniti né Israele sono firmatari dello Statuto di Roma, il trattato che nel 1998 ha istituito la Corte, e non ne riconoscono la giurisdizione. Trump aveva già emesso sanzioni contro membri della Corte nel suo primo mandato e l’anno scorso aveva firmato un ordine esecutivo che consente agli Stati Uniti di «congelare» beni appartenenti a membri della Corte e di negare il visto a loro e ai familiari. La misura contro Akane e Seye rientra in quanto permesso da questi provvedimenti.
