Il nuotatore Manuel Bortuzzo, dopo un viaggio tra Zanzibar e Tanzania insieme alla fidanzata Serena Padovano, ha ritrovato la propria sedia a rotelle danneggiata durante il volo: una parte della struttura si è spezzata e la carrozzina è diventata inutilizzabile.
Bortuzzo ha raccontato quanto accaduto prima attraverso alcune stories e poi con un post su Instagram, spiegando di aver deciso di lasciare una testimonianza pubblica dopo aver ricevuto numerosi messaggi da persone che avevano vissuto esperienze simili.
Manuel Bortuzzo, la carrozzina rotta dopo il volo
“Grazie @fly.ethiopian per avermi rotto la carrozzina. Peggior volo della mia vita“, ha scritto Bortuzzo mostrando le condizioni in cui gli è stata riconsegnata. Il nuotatore ha criticato sia il personale di bordo sia l’assistenza ricevuta durante lo scalo ad Addis Abeba, definendo quanto accaduto “allucinante”.
Nelle fotografie pubblicate sui social si vede una parte della struttura della carrozzina completamente spezzata. Bortuzzo ha quindi posto una domanda: cosa sarebbe successo se il danno fosse avvenuto durante il viaggio di andata?
“Fosse successo all’andata? Come facevo otto giorni lì così? La carrozzina è inutilizzabile“, ha scritto.
Il nuotatore ha spiegato di trovarsi, nonostante tutto, in una posizione privilegiata. Una volta tornato a casa può infatti utilizzare un’altra sedia a rotelle. Non per tutti, però, esiste questa possibilità.
“Io sono fortunato, torno a casa e mi siedo su un’altra nuova. Fossi stato un altro ragazzo che aveva solo questa? Ma come le trattate le cose?“, aveva scritto nelle storie.
Secondo quanto riportato da Fanpage, Bortuzzo avrebbe anche chiesto più volte agli addetti di prestare particolare attenzione durante il trasporto della carrozzina. Un passeggero gli avrebbe poi scritto raccontandogli di aver assistito alla gestione della sedia a rotelle da parte del personale.
“Sono le nostre gambe, la nostra libertà”
Dopo le storie, Bortuzzo ha deciso di dedicare alla vicenda un post. “È giusto fare un post perché questo deve rimanere“, ha spiegato. La sua denuncia, infatti, non riguarda soltanto il danno subito personalmente, ma il modo in cui vengono trattati strumenti indispensabili per l’autonomia delle persone con disabilità.
“Una carrozzina per chi è obbligato a starci sopra è una cosa troppo importante e delicata e va trattata con rispetto e cura. Sono le nostre gambe, la nostra libertà“, ha scritto.
Il nuotatore ha quindi invitato a immaginare cosa significhi trovarsi, al termine di un viaggio, con l’unica carrozzina a disposizione inutilizzabile: “In che situazione di disagio assurdo si trovava? Per la gravità della cosa tutto questo non può passare inosservato”.
A spingerlo a parlare sono stati anche i messaggi ricevuti dopo le prime storie. “Mi avete scritto in tanti raccontandomi le vostre disavventure e queste cose non devono succedere”, ha aggiunto.
Manuel Bortuzzo, dalla sparatoria alle Paralimpiadi
Manuel Bortuzzo utilizza una sedia a rotelle dal 2019. Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio di quell’anno, quando aveva 19 anni, venne raggiunto alla schiena da un colpo di pistola nella zona dell’Axa, tra l’Eur e Ostia, a Roma.
A sparare furono Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, che si trovavano su uno scooter e scambiarono Bortuzzo e l’allora fidanzata per altre persone. Il proiettile provocò al giovane una lesione al midollo spinale che gli causò la paralisi degli arti inferiori.
Bortuzzo, che all’epoca puntava alle Olimpiadi di Tokyo 2020, non ha abbandonato lo sport. Negli anni successivi è tornato ad allenarsi e ha iniziato a gareggiare nel circuito paralimpico, fino alla medaglia di bronzo nei 100 metri rana SB4 alle Paralimpiadi di Parigi 2024.
La carrozzina danneggiata durante il viaggio, quindi, per Bortuzzo non è semplicemente un bagaglio rotto. È uno strumento dal quale dipende la possibilità di muoversi autonomamente. Ed è proprio questo il punto sul quale ha voluto insistere: “Io sono fortunato, ma è giusto parlarne per tutte quelle persone che questa fortuna non ce l’hanno“.
