A ottantuno anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il Giappone è tornato a commemorare l’anniversario della resa con una cerimonia che ha evidenziato anche le differenze nell’approccio della nuova premier Sanae Takaichi rispetto ai suoi predecessori. A Tokyo, davanti all’imperatore Naruhito e all’imperatrice Masako, la premier ha ribadito l’impegno del Paese a favore della pace, ma ha scelto di non utilizzare il termine “rimorso” nel suo discorso.
Il discorso di Takaichi e la parola “rimorso”
Quella di quest’anno è stata la prima partecipazione di Takaichi alla cerimonia in qualità di capo del governo. Nel suo intervento, la premier ha confermato la volontà del Giappone di mantenere un impegno orientato alla pace, evitando però di richiamare esplicitamente il “profondo rimorso” per il passato bellico del Paese.
La scelta è stata sottolineata dagli analisti e dai media giapponesi, che vi leggono un’ulteriore conferma della svolta conservatrice associata alla nuova premier. Il predecessore Shigeru Ishiba, considerato un esponente moderato, aveva invece utilizzato la parola “rimorso” durante la commemorazione dello scorso anno.
Nessun riferimento all’aggressione in Asia
Nel discorso di Takaichi è mancato inoltre un riferimento diretto all’aggressione giapponese in Asia durante la guerra, comprese le vicende che coinvolsero la Cina e la Penisola coreana. Secondo i media nipponici, anche sotto questo aspetto la premier si è collocata nel solco seguito dalla maggior parte dei recenti primi ministri, con l’eccezione proprio di Ishiba. Il tema del riconoscimento delle responsabilità del Giappone nel conflitto rimane particolarmente delicato nei rapporti con i Paesi asiatici che subirono l’espansione militare nipponica.
L’imperatore Naruhito rinnova il “profondo rimorso”
Un’impostazione diversa è arrivata dall’imperatore Naruhito, che come ogni anno ha espresso “profondo rimorso” nel corso della commemorazione. Il sovrano ha mantenuto così la formula con cui tradizionalmente ricorda le sofferenze legate alla guerra. Alla cerimonia era presente anche l’imperatrice Masako, insieme alla premier e alle altre autorità del Paese.
Takaichi non va al santuario Yasukuni
La premier ha inoltre scelto di non recarsi personalmente al santuario Yasukuni, luogo particolarmente controverso perché tra le persone lì commemorate figurano anche 14 criminali di guerra di classe A. Takaichi si è limitata a inviare un’offerta, evitando così una visita diretta che avrebbe potuto provocare nuove reazioni da parte dei Paesi vicini. Hanno invece visitato personalmente il santuario il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi e altri tre esponenti del governo. Koizumi è il primo ministro della Difesa a recarsi a Yasukuni nel giorno dell’anniversario della resa dal 2024.
Le tensioni con la Cina e la questione Taiwan
La commemorazione arriva in un momento particolarmente delicato per i rapporti tra Tokyo e Pechino. Al centro delle tensioni ci sono anche le dichiarazioni pronunciate da Takaichi in Parlamento lo scorso novembre, quando la premier aveva ipotizzato un possibile intervento delle Forze di autodifesa giapponesi nel caso di un attacco contro Taiwan.
Le parole della premier si inseriscono in una fase di accelerazione del riarmo giapponese, caratterizzata dall’aumento delle spese militari e dall’allentamento delle restrizioni sull’esportazione di materiale bellico.
La cerimonia per l’81esimo anniversario della resa si è quindi svolta in un contesto nel quale il Giappone continua a richiamarsi ufficialmente alla pace, mentre sul piano della politica di sicurezza sta adottando una linea sempre più orientata al rafforzamento delle proprie capacità militari.
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