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Andy Burnham sulla morte di Jason Arday: “Una tragedia su tanti livelli”

"Non è il momento di affrettarsi a giudicare. È un momento per riflettere, direi, su come si è arrivati a questo", ha dichiarato il primo ministro inglese

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Jason Arday e Andy Burnham

Jason Arday e Andy Burnham | X@CollinRugg and @warintel4u - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

La morte di Jason Arday, ex professore di sociologia dell’educazione all’Università di Cambridge, ha suscitato cordoglio e numerose reazioni nel Regno Unito. Il 41enne è stato trovato morto venerdì pomeriggio in un’abitazione di Battersea, nel sud di Londra, pochi giorni dopo aver lasciato il suo incarico accademico in seguito alle accuse di plagio e ai dubbi sollevati su alcuni episodi della sua biografia. Arday aveva respinto le accuse, pur riconoscendo alcuni errori nei propri lavori.

Il primo ministro Andy Burnham ha definito la sua morte “una tragedia sotto molti aspetti”, invitando a non affrettare giudizi e a utilizzare quanto accaduto come un momento di riflessione. “Non è il momento di affrettarsi a giudicare. È un momento per riflettere, direi, su come si è arrivati a questo”, ha dichiarato ai giornalisti durante una visita in Cornovaglia.

La famiglia di Jason Arday: “Siamo sotto shock”

In una dichiarazione diffusa dal suo editore Simon & Schuster UK, la famiglia di Arday ha espresso il proprio dolore per la perdita di quello che ha descritto come un padre, compagno, fratello, zio e figlio straordinario. I familiari hanno parlato dello shock provocato dalla sua morte e hanno sostenuto che la “campagna di disinformazione” nei suoi confronti fosse diventata troppo pesante da sopportare.

Arday aveva 41 anni e, appena una settimana prima della morte, aveva annunciato le proprie dimissioni da Cambridge. Nel frattempo, secondo quanto riferito da un suo amico alla BBC, aveva raccontato di sentirsi “distrutto” e di aver appreso che il suo visto per viaggiare negli Stati Uniti era stato revocato.

L’amico: “Era una persona gentilissima”

Tra le persone che hanno ricordato Arday c’è Eamonn McCrystal, conosciuto durante il periodo trascorso alla St Mary’s University College London. I due avevano condiviso un ufficio all’università e McCrystal aveva cercato di rassicurare l’amico, dicendogli che quello che stava attraversando sarebbe passato.

Arday, tuttavia, gli aveva risposto che non gli sembrava sarebbe stato così. McCrystal lo ha descritto alla BBC come “la persona più gentile”, una figura estremamente buona e dal carattere mite. Ha ricordato anche il periodo in cui aveva fondato una radio studentesca: Arday vi partecipava spesso come speaker. “Sono sotto shock, non riesco a crederci”, ha aggiunto.

Il cordoglio dell’Università di Cambridge

La notizia ha provocato profonda commozione anche all’interno di Cambridge. La vice-cancelliera Deborah Prentice ha guidato le manifestazioni di cordoglio dell’ateneo, affermando che la facoltà era “profondamente addolorata” per la morte del professore.

“Le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia e agli amici di Jason Arday in questo momento incredibilmente difficile”, ha dichiarato.

Anche la ministra dell’Istruzione Lucy Powell si è detta “profondamente scioccata e addolorata”, invitando al tempo stesso a ricordare che dietro questa vicenda ci sono “persone reali con persone care coinvolte”.

Sadiq Khan: “Un’inaccettabile campagna di persecuzione”

Tra le reazioni più dure c’è stata quella del sindaco di Londra Sadiq Khan, secondo il quale Arday sarebbe stato sottoposto a un’attenzione mediatica incessante. Khan ha parlato di una “inaccettabile persecuzione pubblica e campagna di abusi”, definendo l’accademico vittima di una “perniciosa gogna pubblica”.

“La sua morte è stata una tragedia, ma ancora una volta dovrebbe essere un campanello d’allarme per tutti noi”, ha scritto su X.

Sulla stessa linea si è espresso Jo Grady, segretario generale della University and College Union, secondo il quale il livello di molestie subito da Arday e il razzismo di cui sarebbe stato vittima sono stati “ripugnanti” e devono essere oggetto di un’indagine.

Le accuse di razzismo nel mondo accademico

Anche Lord Paul Boateng, primo ministro britannico nero a entrare nel governo nel 2002, ha espresso il proprio sgomento. Parlando a BBC Newsnight si è detto “inorridito, scioccato e profondamente addolorato”, aggiungendo che il razzismo nel mondo accademico “è un dato di fatto” e deve essere affrontato.

Il segretario generale della National Education Union, Daniel Kebede, ha parlato a sua volta di una “brutale demolizione pubblica” accompagnata da una raffica di attacchi razzisti. Secondo Kebede, quanto accaduto dovrebbe rappresentare un avvertimento per le persone nere e per chi appartiene ad altri gruppi sottorappresentati: assumere ruoli pubblici di rilievo, ha sostenuto, può trasformarsi nell’essere presi di mira.

Il direttore dell’Autism Research Centre: “Arday non riusciva a uscire di casa”

Anche Simon Baron-Cohen, direttore dell’Autism Research Centre dell’Università di Cambridge, ha ricordato Arday durante il programma Today. Secondo il professore, l’ex collega era stato “bombardato da ogni organo di informazione” nel tentativo di dipingerlo come un impostore. Lo ha descritto come un uomo “incredibilmente gentile, premuroso e affettuoso”.

Baron-Cohen ha raccontato di aver parlato con lui proprio la mattina della sua morte. Arday, secondo il suo racconto, si sentiva incapace di uscire di casa. Già in precedenza aveva riferito alla BBC che l’accademico aveva parlato di una campagna contro di lui che, a suo dire, andava avanti da tre anni.

“Mi diceva: ‘Hanno distrutto la mia vita’”, aveva raccontato Baron-Cohen, precisando di non sapere esattamente a chi si riferisse Arday quando parlava di “loro”, anche se riteneva che il riferimento fosse ai media. “Gli attacchi personali contro di lui sono stati enormi”, aveva aggiunto.

L’amico Kehinde Andrews: “Non vedeva una via d’uscita”

Anche Kehinde Andrews, professore di Black Studies e amico di Arday, ha raccontato di averlo visto molto provato dopo le dimissioni da Cambridge. A BBC Newsnight ha spiegato che l’accademico era “molto giù”, estremamente turbato e convinto di non avere una via d’uscita.

Secondo Andrews, Arday aveva praticamente smesso di uscire di casa e aveva perso molto peso. Il professore ha collegato la vicenda anche alle condizioni degli accademici neri nel Regno Unito, sostenendo che quanto accaduto dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme sulla situazione che molti di loro affrontano nel mondo universitario.

La deputata laburista Bell Ribeiro-Addy ha definito a sua volta senza precedenti l’ampiezza dell’attenzione mediatica alla quale era stato sottoposto un accademico.

“Il suo mondo è crollato”

Anche il ministro ombra per le comunità Sir James Cleverly ha dichiarato di essere arrabbiato per la morte “tragica” di Arday. Secondo Cleverly, diverse persone appartenenti a più istituzioni accademiche dovranno fornire risposte su quanto accaduto.

“Il suo intero mondo è crollato”, ha scritto in un messaggio pubblicato su X.

La vicenda che aveva travolto Arday era esplosa dopo le accuse di plagio mosse da Nathan Cofnas, altro accademico che si autodefinisce “race realist” e che era stato licenziato da Cambridge nel 2024. Cofnas aveva sostenuto di aver individuato numerosi casi di plagio nei lavori del professore.

Le accuse di plagio e la difesa di Arday

Arday aveva negato di aver plagiato il lavoro altrui, pur ammettendo la presenza di errori nelle proprie pubblicazioni. Aveva spiegato che alcuni problemi presenti nei suoi primi lavori accademici potevano essere collegati al suo autismo e al fatto che, per comprendere le informazioni, faceva ricorso alla mimica e alla riproduzione di ciò che vedeva.

Secondo Arday, un’analisi altrettanto approfondita avrebbe potuto individuare errori simili anche nelle pubblicazioni di altri accademici. La controversia non si era però limitata ai suoi lavori scientifici: erano stati messi in discussione anche alcuni episodi della sua storia personale e professionale.

I dubbi sulla biografia

Tra gli elementi finiti sotto esame c’era il racconto secondo cui Arday avrebbe percorso 600 miglia in sei giorni e avrebbe raccolto 5,5 milioni di sterline per beneficenza. In seguito il professore aveva precisato che la corsa era stata completata nell’arco di 12 giorni, includendo alcuni giorni di riposo, e che la cifra raccolta per beneficenza era stata raggiunta anche grazie al contributo di altre persone.

La sua nomina a Cambridge, avvenuta nel 2023 quando aveva 37 anni, era stata invece celebrata come un traguardo storico: Arday era diventato il più giovane professore nero mai nominato dall’università.

Le dimissioni di Arday: “Il costo personale è diventato troppo grande”

Quando la scorsa settimana aveva annunciato di lasciare il proprio incarico, Arday aveva spiegato che il “costo personale” dell’attenzione ricevuta era ormai diventato troppo elevato.

Aveva riconosciuto che le critiche fanno inevitabilmente parte della vita accademica, ma aveva sottolineato che ciò che aveva vissuto era andato ben oltre un normale confronto scientifico. Le accuse continue, le speculazioni e i commenti pubblici, aveva detto, avevano avuto conseguenze profonde su di lui e sulle persone che amava.

Arday aveva inoltre precisato che le sue dimissioni non dovevano essere interpretate come un’accettazione delle ricostruzioni e delle accuse che si erano diffuse sul suo conto.

Cambridge apre un’indagine indipendente

Pochi giorni prima della morte di Arday, l’Università di Cambridge aveva annunciato l’apertura di un’indagine indipendente sulle circostanze della sua nomina.

Parallelamente, la Liverpool John Moores University, che nel 2015 aveva conferito ad Arday il dottorato di ricerca, aveva concluso che il professore non aveva plagiato il lavoro altrui.

In una dichiarazione diffusa sabato, un portavoce dell’ateneo ha espresso il proprio cordoglio per la “tragica perdita del professor Jason Arday”. La sua morte lascia ora aperti numerosi interrogativi sulla pressione esercitata dall’esposizione pubblica, sulle accuse che avevano accompagnato gli ultimi mesi della sua carriera e sulle condizioni degli accademici appartenenti a gruppi sottorappresentati.

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