Lo stop a Schengen con la Spagna resterà in vigore almeno fino al 15 agosto. Matteo Piantedosi difende la scelta del governo italiano e, durante un’audizione in Commissione Schengen, presenta i primi risultati dei controlli ripristinati alle frontiere: tre persone arrestate e 21 cittadini di Paesi terzi respinti, sei dei quali marocchini.
Il ministro dell’Interno respinge anche le accuse di aver trasformato la crisi migratoria di Ceuta in uno scontro politico con Madrid. L’obiettivo, sostiene, sarebbe esclusivamente quello di tutelare la sicurezza nazionale.
Schengen, Piantedosi: “La decisione non sarà rivista prima del 15 agosto”
“Il caso di Ceuta non è una speculazione politica contro la Spagna”, ha affermato Piantedosi. Secondo il ministro, la sospensione dell’applicazione dell’accordo non verrà riesaminata prima del 15 agosto e potrà essere revocata soltanto quando saranno “completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”.
Il governo aveva deciso di ripristinare i controlli dopo la crisi scoppiata al confine tra Marocco e Ceuta, dove il 30 luglio decine di migliaia di persone avevano attraversato la frontiera spagnola. Da allora i rapporti tra Roma e Madrid si sono progressivamente irrigiditi, fino alla decisione della Spagna di introdurre a sua volta controlli nei confronti dell’Italia.
Una misura che Piantedosi definisce però di natura diversa. Quella italiana, sostiene, sarebbe “pienamente dentro il diritto europeo” e fondata su “solide basi oggettive”, mentre quella adottata dalle autorità spagnole risponderebbe, “per loro ammissione, ad una logica sostanzialmente ritorsiva”.
“Tre arresti e 21 irregolari respinti”
Il ministro ha quindi fornito i primi numeri relativi all’intensificazione dei controlli. “Dal ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna, abbiamo effettuato 3 arresti e respinto, in quanto illegali, 21 cittadini di Paesi terzi, di cui 6 marocchini”, ha riferito alla Commissione.
Per sostenere la legittimità della scelta italiana, Piantedosi ha poi richiamato i precedenti degli altri Paesi europei. La Spagna, dal 2009, avrebbe ripristinato temporaneamente i controlli alle frontiere interne in 19 occasioni. Anche la Germania, dopo alcune chiusure parziali, dal 2025 avrebbe esteso i controlli a tutti i Paesi confinanti.
Attualmente, ha ricordato il titolare del Viminale, misure analoghe sono utilizzate anche da Francia, Austria, Germania, Danimarca, Olanda, Polonia, Svezia e Norvegia.
Il paragone con la Francia
Il paragone più duro è quello con la Francia. Piantedosi ha definito “emblematico” il caso di Parigi, che dal 2015 mantiene controlli alle frontiere con diversi Stati, compresi Italia e Spagna.
Il ministro parla di una misura diventata ormai “di fatto permanente” e critica la differenza di reazione nei confronti dell’Italia. A suo giudizio, infatti, Roma sarebbe finita al centro delle polemiche per una decisione molto più limitata nel tempo.
Per il momento, dunque, il governo non arretra: i controlli resteranno fino almeno al 15 agosto. Solo allora, e sulla base della situazione di sicurezza, Roma deciderà se ripristinare pienamente la libera circolazione con la Spagna.
