Il governo israeliano prende le distanze dalla nuova proposta americana per il futuro della Striscia di Gaza e pone una condizione precisa per qualsiasi eventuale ritiro delle proprie forze: Hamas dovrà essere completamente disarmato. Il premier Benjamin Netanyahu ha infatti annunciato il rifiuto del documento in 15 punti presentato dagli Stati Uniti, chiarendo che l’Idf non lascerà Gaza finché il gruppo palestinese non avrà perso concretamente la propria capacità militare.
Netanyahu: “Israele respinge il documento”
La posizione del primo ministro è stata espressa all’inizio della riunione del gabinetto, nella sua prima presa di posizione pubblica sulla roadmap americana. Netanyahu ha affermato senza ambiguità che Israele “respinge il documento in 15 punti” e che le forze armate israeliane non procederanno ad alcun ritiro finché Hamas non sarà effettivamente disarmato.
Il premier ha precisato che con il termine “disarmo” Israele intende lo smantellamento dell’intero arsenale del movimento palestinese. La richiesta comprende quindi sia le armi pesanti sia quelle più leggere, fino alla completa eliminazione di ogni armamento. Per Netanyahu, dunque, non sarebbe sufficiente un processo soltanto formale: “Si parla di un disarmo reale, non fittizio”.
Il confronto con Washington è ancora aperto
Nonostante il rigetto del documento nella sua forma attuale, il governo israeliano sta continuando a confrontarsi con gli Stati Uniti sul piano per Gaza. Netanyahu ha spiegato che Washington ha presentato diverse proposte, alcune delle quali considerate accettabili da Israele e altre invece ritenute incompatibili con la posizione del governo.
Il premier ha quindi lasciato intendere che il confronto con l’amministrazione americana proseguirà, ma senza rinunciare alle condizioni fissate da Israele. In particolare, Netanyahu ha ribadito che l’esercito continuerà a contrastare quelle che considera minacce contro le proprie forze e contro la popolazione israeliana anche nel quadro di eventuali negoziati sul futuro della Striscia.
Il piano annunciato da Trump a fine luglio
La nuova posizione israeliana si inserisce nel percorso diplomatico promosso dagli Stati Uniti. Alla fine di luglio il presidente Donald Trump aveva annunciato quello che aveva definito un accordo storico per arrivare al disarmo di Hamas e degli altri gruppi armati presenti nella Striscia di Gaza.
L’iniziativa americana era arrivata dopo mesi di guerra e dopo che Trump aveva già annunciato un’intesa per il cessate il fuoco tra Israele e Hamas mediata dagli Stati Uniti. Il nuovo piano punta quindi ad aprire la strada alla fase successiva del processo, ma resta condizionato dalle profonde divergenze tra le parti sulle modalità con cui dovrebbero essere garantiti il disarmo e il ritiro delle forze israeliane.
Hamas avverte gli Usa : “Devono fare pressioni su Israele”
“Gli Stati Uniti devono fare pressione su Israele affinché accetti la prossima fase del piano per Gaza”, ha affermatoun funzionario di Hamas all‘Afp, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele respinge l’accordo sostenuto dagli Usa.
“Ci aspettiamo che i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la tabella di marcia e non ostacolino il processo per ragioni politiche ed elettorali interne“, ha detto Bassem Naim, membro dell’ufficio politico di Hamas.
Hamas chiede il ritiro israeliano
Anche Hamas ha posto condizioni per l’attuazione dell’accordo. Il gruppo palestinese ha fatto sapere che procederà con l’intesa soltanto se Israele interromperà gli attacchi nella Striscia e ritirerà le proprie truppe fino alla cosiddetta “yellow line”, la linea prevista dall’accordo sul cessate il fuoco di ottobre.
Le posizioni delle due parti restano quindi distanti proprio sul nodo centrale del piano: mentre Israele considera il disarmo completo di Hamas una condizione indispensabile prima di un ritiro dell’Idf, il movimento palestinese chiede innanzitutto la cessazione degli attacchi e l’arretramento delle forze israeliane.
L’Idf controlla ancora più della metà di Gaza
Sul terreno, le forze israeliane continuano attualmente a occupare più della metà della Striscia di Gaza, in particolare nelle aree orientali e meridionali del territorio. È in questo contesto che si inserisce la richiesta di Netanyahu di non procedere a un ritiro prima dell’effettivo smantellamento dell’apparato militare di Hamas.
La questione del controllo territoriale e quella del disarmo restano così strettamente collegate alla prospettiva di una nuova fase del conflitto. Il piano sostenuto da Washington dovrà quindi fare i conti con le condizioni poste da Israele e con le richieste avanzate da Hamas.
Netanyahu ribadisce il no allo Stato palestinese
Il premier israeliano ha infine confermato la propria opposizione alla nascita di uno Stato palestinese. “Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese”, ha dichiarato, precisando che la sua posizione riguarda tanto Gaza quanto la Cisgiordania.
Netanyahu ha accompagnato questa affermazione con due definizioni polemiche, escludendo sia una futura entità palestinese controllata da Fatah sia una governata da Hamas: “Né ‘Fatahstan’ né ‘Hamastan’”. La dichiarazione conferma quindi che, oltre al futuro assetto della Striscia, resta aperto anche il più ampio confronto politico sul destino dei territori palestinesi.
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