Una cena improvvisata in cella, pizza compresa, ha riunito Mario Roggero, Massimo Bossetti e altri detenuti. A raccontarlo è Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere, che in un’intervista al Giornale ha descritto anche ritmi e regole della vita dietro le sbarre. Ne emerge un quadro pratico, fatto di piccoli spazi condivisi e tempi scanditi.
Cibo preparato in cella e chi cucina
Secondo il suo racconto, il menu non è passato dalle cucine del carcere. La pizza sarebbe stata preparata da un nuovo compagno di detenzione di Roggero, un uomo condannato per reati di narcotraffico che «ora fa il cuoco della compagnia», come lo definisce la donna. Da qui l’idea di una socialità elementare, fatta di piatti semplici e di qualche tavolo improvvisato, che aiuta a tenere insieme la quotidianità. Non un privilegio, precisa la famiglia, ma l’adattamento a ciò che c’è: ingredienti basici, attrezzature minime, regole da rispettare.
Spazi, misure e dotazioni della cella
Sandrone elenca le dimensioni dell’ambiente in cui il marito vive: cella lunga circa 3,5 metri e larga poco meno di tre, progettata per due persone. Tolto lo spazio delle brande, resta un corridoio stretto; la parte “vivibile” misura all’incirca quattro metri quadrati e ospita armadietti, un cucinino e una televisione. L’aria entra da una sola finestra con sbarre, l’aria condizionata non c’è. Eppure, nel passaparola dei reclusi, le condizioni non vengono considerate tra le peggiori: «Lo dicono tutti: questa è la migliore galera d’Italia», riferisce la moglie. Quanto al resto, l’assetto è essenziale e stabile: pochi oggetti, spazi assegnati, orari prestabiliti.
Lavoro interno e contatti con l’esterno
Alla gestione delle giornate contribuisce anche un piccolo incarico interno. Stando alla famiglia, a Roggero è stato concesso un spazio operativo vicino alla cella, utilizzabile per alcune ore al giorno, che gli permette di mantenere una routine lavorativa sotto controllo dell’istituto. Di fatto è una valvola pratica: occupa la mente e ordina il tempo. A margine, restano rigidi i canali con l’esterno. I colloqui sono contingentati e le chiamate con la famiglia sono limitate a dieci minuti quotidiani. Pochi, sottolinea la moglie, quando serve aggiornarsi su questioni concrete o semplicemente parlare. E il timer, una volta avviato, non fa sconti.
Il quadro giudiziario e l’orizzonte della pena
La condanna riguarda la sparatoria nella gioielleria di Roggero, dopo l’assalto di una banda che — secondo la ricostruzione — avrebbe minacciato lui e la figlia nell’aprile 2021. Il caso di Grinzane Cavour ha alimentato un confronto pubblico sul confine tra legittima difesa e reazione sproporzionata, con posizioni anche molto diverse tra loro. In questo contesto la moglie insiste perché le istituzioni valutino la clemenza: l’ipotesi della grazia resta sul tavolo, mentre la prospettiva alternativa è netta. Se la clemenza non arriverà, la pena da scontare — sempre secondo quanto riferisce Sandrone — è di poco più di 14 anni.
Il profilo che ne esce è quello di una quotidianità scandita senza orpelli: convivenza con altri detenuti, pasti autogestiti con mezzi limitati, uno spazio di lavoro interno per alcune ore e contatti telefonici contingentati. Inoltre, le misure precise della cella e le citazioni riportate dalla famiglia aiutano a fissare i contorni materiali della detenzione, al di là delle impressioni. L’eventuale decisione sulla grazia, quando arriverà, potrà cambiare l’orizzonte; finché non accade, restano le regole dell’istituto e i margini dati da quelle misure: una cella di circa 3,5 metri per poco meno di tre, una zona comune di quattro metri quadrati, e telefonate da dieci minuti al giorno.
