Milano continua a creare occupazione, ma sempre più spesso si tratta di lavori che durano pochissimo. Non settimane o mesi, ma addirittura uno o due giorni. È il dato che emerge dall’analisi della Camera del Lavoro di Milano, secondo cui nei primi tre mesi del 2026 i contratti cosiddetti “brevi” sono passati da 73.446 a 96.591, con un aumento del 31% rispetto allo stesso periodo del 2025. Di questi, quasi 30mila hanno una durata massima di due giorni.
Numeri che raccontano un mercato del lavoro apparentemente dinamico, ma sempre più caratterizzato da rapporti temporanei e frammentati. A crescere non è soltanto il numero delle assunzioni, ma anche quello dei contratti che si esauriscono nel giro di poche ore o di un weekend.
Un lavoro che c’è, ma dura sempre meno
Il dato non indica necessariamente una diminuzione dell’occupazione. Al contrario, fotografa un mercato nel quale le aziende ricorrono sempre più spesso a forme contrattuali estremamente brevi per rispondere a esigenze immediate.
Secondo la Cgil, il fenomeno interessa in particolare i comparti dove la domanda di personale varia rapidamente, come turismo, ristorazione, commercio, logistica ed eventi, settori che da tempo fanno largo uso di contratti a termine, intermittenti o stagionali. Il risultato è una crescente frammentazione del lavoro, con migliaia di persone costrette a passare da un contratto all’altro senza poter contare su una reale continuità occupazionale.
Per molti lavoratori, soprattutto giovani, studenti o persone impiegate nei servizi, la giornata lavorativa coincide ormai con l’intera durata del contratto.
La precarietà oltre i numeri
La questione non riguarda soltanto la durata del rapporto di lavoro, ma le conseguenze che questa produce nella vita quotidiana.
Contratti di uno o due giorni rendono più difficile pianificare il futuro, chiedere un mutuo, trovare una casa in affitto o semplicemente sapere quale sarà il proprio reddito il mese successivo. La precarietà non coincide quindi soltanto con un contratto a termine, ma con l’impossibilità di costruire una prospettiva stabile.
È un tema che riguarda non solo Milano. Secondo i dati europei, Italia, Spagna, Francia e Grecia continuano a registrare tra le quote più elevate di occupazione temporanea e non standard dell’Unione europea.
Il paradosso del mercato del lavoro milanese
Il dato assume un significato particolare perché arriva dalla città considerata il motore economico del Paese. Milano continua ad attrarre investimenti, grandi aziende e nuovi lavoratori, ma allo stesso tempo mostra il volto di un mercato sempre più flessibile.
La crescita dei contratti brevissimi racconta infatti un paradosso: il lavoro aumenta, ma non sempre la stabilità. Le imprese riescono a rispondere con maggiore rapidità alle esigenze produttive, mentre molti lavoratori si trovano a vivere una successione continua di incarichi temporanei.
Per i sindacati il rischio è che questa flessibilità si trasformi in precarietà strutturale. La sfida, sostengono, non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma fare in modo che possano garantire continuità, tutele e prospettive a chi li svolge.
