Donald Trump ha annunciato la sospensione dei raid contro l’Iran dopo conversazioni con Paesi del Golfo e mediatori, parlando domenica sera sull’Air Force One al ritorno dal suo campo da golf nel New Jersey. Il presidente ha detto che i colloqui con Teheran riprenderanno già nel pomeriggio e ha collegato la scelta della de-escalation a ipotesi di accordi sullo Stretto e sulla denuclearizzazione.
Sospensione annunciata e motivazioni fornite da Trump
Il presidente ha ricostruito che lo stop agli attacchi è maturato dopo telefonate e dialoghi con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e con rappresentanti iraniani, affermando che gli avvertimenti e le proposte diplomatiche hanno cambiato la valutazione americana. Trump ha sostenuto che l’azione militare prevista sarebbe stata la più grande dalla Seconda Guerra Mondiale e che il Paese colpito “sarebbe stato disastroso” e forse “non sarebbe stato nemmeno ricostruibile”, ma ha anche precisato che “lo scopo non è uccidere, ma un accordo”.
Il presidente ha aggiunto che, alla luce di ipotesi di intese relative allo Stretto, si è chiesto se fosse opportuno procedere con un’operazione militare, ricordando che i Paesi coinvolti avrebbero espresso la preferenza per una soluzione negoziale piuttosto che per un conflitto. In questa fase, secondo la sua versione, le trattative mirano a un’intesa su Hormuz e alla denuclearizzazione.
Mediazione dei Paesi del Golfo e le prese di posizione
Secondo la ricostruzione di Trump, il principe saudita Mohammed bin Salman ha chiamato il presidente per chiedere la de-escalation e per sostenere una chance negoziale, mentre il Qatar avrebbe presentato una proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz. A fronte di queste iniziative, la Repubblica Islamica avrebbe manifestato disponibilità a negoziare pur confermando per ora la chiusura dello Stretto, secondo quanto riferito dal presidente americano.
Teheran, tuttavia, ha smentito di aver “chiesto” agli Stati Uniti di fermare l’attacco o di aver accettato un accordo per riaprire lo Stretto, e il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che Hormuz “non tornerà mai alla situazione prebellica”. Baghaei ha inoltre spiegato che i colloqui in corso con l’Oman riguardano una “nuova rotta marittima” e non la sola apertura storica dello Stretto.
Effetti sui mercati e riflessi politici regionali
L’annuncio della sospensione ha avuto un impatto immediato sui mercati energetici: il prezzo del petrolio WTI è sceso del 5,88% a 79,75 dollari al barile, mentre il Brent ha ceduto il 5,03% attestandosi a 83,51 dollari al barile, segnando un calo marcato dopo la notizia. Il movimento riflette la riduzione del rischio percepito da operatori e Paesi produttori in seguito all’esito dei colloqui intermediati dai governi del Golfo.
Lo scenario regionale rimane però fragile, con i governi del Golfo sempre più frustrati da una strategia statunitense ritenuta oscillante e preoccupati che un conflitto prolungato possa esporre le loro infrastrutture energetiche a ritorsioni iraniane. Nel frattempo l’Iran cerca di sfruttare le difficoltà statunitensi, secondo la lettura interna, in vista delle elezioni di midterm previste a novembre.
La ripresa dei colloqui annunciata per oggi resterà al centro delle attenzioni diplomatiche, mentre le parti continuano a barcamenarsi tra pressioni militari e proposte negoziali sul controllo delle rotte marittime e sulle condizioni per la denuclearizzazione.
