Il voto odierno della commissione Affari europei della Camera sullo schema di riconoscimento facciale è stato rinviato, secondo più fonti parlamentari, e ha suscitato reazioni immediate nel dibattito politico; la deputata Marianna Madia ha definito l’episodio “un fatto molto grave” in una presa di posizione riportata dagli ambienti parlamentari.
Iter parlamentare e passaggi recenti
Il provvedimento era arrivato ieri al via libera della commissione Politiche Unione europea del Senato e oggi è approdato all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per i rispettivi pareri, come indicato dalle stesse fonti; in quelle sedi, sempre secondo quanto si apprende, l’iter prosegue senza rinvii e gli uffici stanno raccogliendo i pareri richiesti.
Nel corso delle audizioni tecniche che hanno accompagnato l’esame il testo è stato presentato come decreto legislativo in materia di uso delle tecnologie e la discussione ha riguardato aspetti procedurali e sostanziali prima della calendarizzazione del voto definitivo in commissione.
Le critiche e le accuse della vicepresidente Iv
La vicepresidente della commissione Affari europei e deputata di Iv, Marianna Madia, ha dichiarato che “Il rinvio del voto in commissione sul decreto legislativo in materia di riconoscimento facciale è un fatto molto grave” e ha descritto il blocco come una richiesta di stop improvviso da parte della maggioranza, con rilievi emersi nelle audizioni di esperti da lei richieste.
Madia ha sottolineato che il parere della maggioranza metteva in luce alcune criticità sul tema della privacy e che tale evidenziazione, a suo dire, non è stata accolta positivamente dall’alleanza che sostiene il governo, secondo la ricostruzione resa nota nei passaggi parlamentari.
Toni politici e possibili ricadute
La deputata ha aggiunto che la situazione ha mandato “il centrodestra in confusione” e ha richiamato il blitz di ieri in Senato denunciato dal collega Sensi come elemento che, nella sua lettura, rende l’accaduto “un fatto politico gravissimo”; la critica ha dunque assunto toni forti nel commento pubblico riportato dalle fonti parlamentari.
Nel suo intervento Madia ha accusato la maggioranza di seguire diktat di Palazzo Chigi e ha ammonito che, su materie delicate come la privacy, si rischia “di creare stato di polizia e un Grande Fratello per tutti”, affermazioni che orientano la lettura politica del rinvio e che alimentano la discussione sul prosieguo dell’esame parlamentare.