Le parole pubblicate da Vincenzo Fullone su Abdul Ballout hanno suscitato numerose reazioni, soprattutto per il tono utilizzato nei confronti del 21enne ritenuto responsabile dell’attentato compiuto durante il Pride di Berlino. L’attivista italiano della Freedom Flotilla Coalition non ha negato la gravità dell’azione, ma ha cercato di ricostruire ciò che, secondo lui, avrebbe contribuito alla radicalizzazione del giovane. Il 25 luglio Ballout avrebbe travolto con un van le persone riunite nei pressi del Tiergarten, per poi aggredire alcuni passanti con un’arma da taglio. Nell’attacco è morta una donna e altre 29 persone sono rimaste ferite. Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt lo ha definito un “attentato terroristico islamista”. Ballout, cittadino tedesco di origine libanese, era già stato condannato per avere tentato di raggiungere territori controllati dall’Isis. È stato ucciso il giorno successivo durante un’operazione della polizia a Spandau.
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L’attivista della Flotilla su Ballout: “Riposa in pace habibi”
In una prima storia, successivamente rimossa dalla piattaforma, Fullone si è rivolto direttamente al giovane: “Avevi negli occhi il peso di un mondo troppo grande per la tua età”.
L’attivista ha poi aggiunto che avrebbe voluto che qualcuno lo guardasse “con abbastanza amore da convincerti che valesse la pena restare”, concludendo con le parole: “Che tu possa trovare la pace che qui non hai trovato. Riposa in pace habibi”.
È soprattutto questo messaggio ad aver alimentato l’accusa di aver trasformato il presunto autore dell’attacco in una vittima, lasciando sullo sfondo la donna uccisa e le decine di persone ferite.
Condividendo lo screenshot della notifica di rimozione del post, Fullone ha inoltre aggiunto in rosso la frase: “La vostra fantastica libertà di parola”. L’attivista ha poi pubblicato una seconda storia per spiegare meglio la propria posizione: “Non sono impazzito. Ho visto un ragazzo dove voi avete bisogno di vedere soltanto un musulmano”.
“Abdul non ha agito per troppo Islam”
Il nucleo del suo ragionamento è contenuto nella frase: “Abdul non ha agito per troppo Islam”. Secondo Fullone, Ballout aveva soprattutto “rabbia, solitudine e un’identità consegnata a chi sapeva trasformarle in violenza”. L’attivista non nega quindi l’incontro con ambienti jihadisti, ma mette in dubbio che la religione sia sufficiente a spiegare la traiettoria del giovane. Fullone attribuisce una responsabilità anche alla società nella quale Ballout era cresciuto: una Germania che, a suo giudizio, non sarebbe riuscita a farlo sentire pienamente parte del Paese. “Abdul era tedesco, e anche la sua rabbia parlava tedesco”, scrive, contestando quella che definisce “la favola del fanatico venuto da fuori”.
Conclude affermando: “Questo non lo assolve”. Fullone sostiene dunque di non voler giustificare l’attacco, ma di voler osservare, oltre all’attentatore, anche “la fabbrica”: discriminazione, isolamento sociale, mancata appartenenza e radicalizzazione. È una distinzione reale, anche se il tono affettuoso del primo messaggio e la quasi totale assenza nella menzione delle vittime rendono il suo intervento controverso e fraintendibile.
La reazione di Fratelli d’Italia
Alle dichiarazioni di Fullone è seguita la dura replica di Fratelli d’Italia. Il vicepresidente vicario dei senatori del partito, Raffaele Speranzon, ha accusato l’attivista di aver scelto di “solidarizzare con il terrorista invece che con le vittime”, definendo le sue parole “vergognose”.
Speranzon ha chiamato in causa anche i parlamentari di sinistra saliti a bordo della Flotilla, chiedendo se condividano quella che ha definito una “inaccettabile comprensione nei confronti del terrorista islamico”.
