Chuck Russell è morto mercoledì 22 luglio nella sua casa vicino a San Diego, aveva 74 anni. La moglie Ania lo ha trovato privo di sensi e ha chiamato i soccorsi, ma i tentativi di rianimazione non sono serviti a nulla. La conferma è arrivata poche ore dopo dal suo legale, affidata a Variety.
Per chi frequentava le sale tra la fine degli anni Ottanta e i primi Duemila, le sue pellicole sono state una presenza costante. Russell era uno di quei registi a cui i grandi studi telefonavano quando c’era da far quadrare il cerchio tra budget importanti, effetti visivi complessi e interpreti ingombranti.
La carriera del regista
I suoi primi passi importanti li ha mossi nel cinema di genere, dove si fece notare nel 1987 alla guida di Nightmare 3 – I guerrieri del sogno. Invece di limitarsi a replicare lo schema del capitolo precedente firmato da Jack Sholder, tirò fuori una vena surreale e un gusto per gli effetti prostetici che salvarono la saga di Wes Craven dal logorio. Un’intuizione confermata l’anno dopo con il remake de Il fluido che distrugge, scritto a quattro mani con Frank Darabont e infarcito di trucchi animatronici creati da esperti del calibro di Mark Shostrom.
La svolta vera arriva nel 1994 con The Mask. Lì intuisce che la plasticità mimica di Jim Carrey, fino ad allora noto soprattutto per Ace Ventura, unita agli effetti digitali ancora primordiali dell’Industrial Light & Magic di George Lucas potesse ricreare sul grande schermo l’anarchia visiva dei vecchi corti di Tex Avery. Il risultato fu un botteghino stellare e il lancio folgorante dell’esordiente Cameron Diaz. L’attore, proprio in queste ore ha rotto il silenzio, rilasciando una dichiarazione a People: “Considero The Mask uno dei gioielli della mia vita creativa. Grazie, Chuck, un onore aver lavorato con lui”.
Ed è proprio con The Mask che diventa una garanzia per il cinema spettacolare degli anni Novanta. Nel 1996 affianca Arnold Schwarzenegger al picco della forma in L’eliminatore – Eraser, un action teso e d’impatto, mentre nel 2002 regala a Dwayne Johnson il suo battesimo di fuoco da protagonista ne Il Re Scorpione, cogliendo la stoffa da divo d’azione in quello che era ancora solo un wrestler prestato al cinema dopo la parentesi ne La Mummia – Il ritorno.
Con il tempo ha diradato il suo lavoro, allontanandosi dai riflettori della Hollywood che conta. Resta la firma in calce a una stagione irripetibile, vissuta proprio al guado tra la vecchia scuola degli effetti fisici da set e la nascita dei moderni blockbuster in CGI.
