Non ha usato perifrasi né cercato la mediazione delle grandi occasioni. Ospite di Andrea Scanzi alla Gaberiana di Firenze, Fiorella Mannoia ha trasformato un’intervista sulla musica d’autore in un vero e proprio atto d’accusa contro il clima politico e sociale del Paese. Sul piatto, senza sconti, c’è finito di tutto: dal Generale Vannacci alla recrudescenza di una destra radicale, fino al Governo e a una presa di posizione netta e inaspettata nei confronti di un amico e collega di sempre come Francesco De Gregori.
Il punto di partenza è lo scenario globale. Le guerre in corso, i giovani inviati al fronte, la deriva della politica d’oltreoceano. Ma è quando lo sguardo torna in Italia che la cantante romana non fa sconti. “Un tempo pensavamo fossero quattro gatti e che bisognasse lasciarli stare, ma poi il potere lo hanno preso davvero. Oggi si vedono di nuovo le mani alzate, gli inni al fascismo e al Duce. L’asticella si è abbassata ancora di più. Con l’avvento del Generale… sì, avete capito, non lo voglio nemmeno nominare, si è scatenata la gara a chi sta più a destra. Ma questa semina continua di odio è pericolosa e andrebbe processata.”
Per la cantautrice, la figura di Roberto Vannacci rappresenta il perno di cortocircuiti e tensioni che ormai attraversano la stessa maggioranza: “Adesso si fanno pure la guerra tra di loro, perché questo è diventato scomodo, non sanno dove collocarlo. Se se lo mettono in casa poi si devono adeguare a quello che lui vuole“.
Fiorella Mannoia sull’amico Francesco De Gregori: “Il più politico di tutti…ma”
Il passaggio forse più intimo della serata ha riguardato Francesco De Gregori. Mannoia ha prima tributato un grande omaggio al “Principe“, definendolo “il più politico di tutti, ha scritto le canzoni più politiche” e ricordando la forza profetica di brani come Rumore di niente, Sempre e per sempre e La storia, per poi prendere con amarezza le distanze dalle sue ultime dichiarazioni.

Un contrasto che l’interprete prova a spiegare partendo prima dall’aspetto umano e artistico: “Io lo amo come artista, mi fa fatica dovergli dare torto. Ha scritto delle cose talmente profonde che un po’ mi ha stupito. Però lo conosco, è un bastian contrario: se in un’intervista lo incalzi per fargli dire quello che vuoi tu, lui per dispetto dice l’opposto“, per poi arrivare al punto di rottura.
Di fronte alle parole del collega sul Medio Oriente, infatti, la cantante romana traccia una linea netta: “Quando l’ho sentito dire che non aveva le idee chiare su Gaza, mi sono infastidita. Questa cosa non gliela posso perdonare. Di fronte a un popolo massacrato, al genocidio in atto, alla gente che vive nelle tende in mezzo ai topi senza acqua né medicine e con l’avanzata dei coloni in Cisgiordania, dove Hamas non c’è, non si può dire di non avere le idee chiare.”
Da questa spaccatura nasce la convinzione che, di fronte a certe tragedie, la neutralità smetta di essere una posizione legittima. Un’urgenza morale che Mannoia trasforma nell’appello finale lanciato all’intero mondo dello spettacolo: “Gli artisti non sono obbligati a parlare, ma in un momento in cui si stanno mangiando il Paese e il mondo, ognuno deve fare la sua parte. Noi che saliamo su un palco abbiamo un vantaggio e un privilegio enorme rispetto al cittadino comune che scrive le sue idee su un blog. Parlare a una platea non è un passatempo, è un dovere.”
