Il Comando delle Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran ha annunciato oggi, 23 luglio, la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più importanti al mondo per il commercio di petrolio e gas. La decisione, comunicata attraverso una nota ufficiale, viene presentata come una risposta diretta alle presunte minacce degli Stati Uniti contro infrastrutture iraniane.
Nel comunicato, il governo iraniano utilizza toni durissimi nei confronti di Washington. Il presidente americano viene definito un “criminale, assassino di bambini e canaglia”, ritenuto responsabile delle minacce rivolte alla Repubblica Islamica. Il testo ribadisce più volte che lo Stretto di Hormuz “rimane chiuso”, senza però fornire indicazioni operative sulle modalità di applicazione del provvedimento o sui tempi previsti.
La minaccia: “Non uscirà nemmeno una goccia di petrolio”
La dichiarazione collega esplicitamente la chiusura dello Stretto all’eventualità di un’escalation militare da parte degli Stati Uniti. Secondo il Comando delle Forze Armate, se Washington dovesse dare seguito alle proprie minacce, l’Iran impedirà l’esportazione di “nemmeno una singola goccia di petrolio” attraverso il passaggio marittimo.
Il comunicato aggiunge inoltre che potrebbero essere presi di mira impianti petroliferi, del gas e della produzione elettrica, oltre ad altri obiettivi economici considerati strategici nella regione. L’obiettivo dichiarato è quello di bloccare il traffico energetico e colpire l’economia dei Paesi coinvolti.
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante
Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e rappresenta uno dei punti più strategici del commercio energetico mondiale. Attraverso questo stretto passaggio transitano ogni giorno milioni di barili di petrolio provenienti da Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar, diretti verso Europa e Asia.
Un’eventuale interruzione prolungata del traffico marittimo potrebbe avere conseguenze rilevanti sui mercati internazionali, con un possibile aumento dei prezzi del petrolio e nuove tensioni sull’approvvigionamento energetico globale.
Al momento, tuttavia, Teheran non ha diffuso dettagli sulle modalità con cui intende far rispettare la chiusura dello Stretto, né sono stati comunicati tempi di attuazione della misura. La situazione resta quindi in rapida evoluzione, mentre la comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi di una crisi che potrebbe avere ripercussioni ben oltre il Medio Oriente.
