Candidato a tre premi Oscar e premiato dalla critica per la solidità della regia e delle interpretazioni, Il diritto di contare (Hidden Figures, 2016) di Theodore Melfi si distingue come una delle opere più efficaci del cinema civile americano recente.
Il film affronta il tema dell’integrazione da una prospettiva concreta: la capacità del talento e del merito individuale di superare le barriere ideologiche e le leggi segrazioniste della Virginia del 1961. Stasera va in onda su Rai1, in prima serata, la ricostruzione storica del contributo decisivo fornito da tre matematiche afroamericane alla missione spaziale della NASA guidata dall’astronauta John Glenn.
La trama: matematica e segregazione
Le vicende ruotano attorno a Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson. Katherine è un talento della geometria analitica che viene trasferita nello Space Task Group, la divisione principale diretta da Al Harrison, per calcolare le traiettorie di volo. Lì deve affrontare la diffidenza dei colleghi maschi, in particolare del capo ingegnere Paul Stafford, e i limiti imposti dalle leggi sulla segregazione razziale, come l’impossibilità di usare i bagni dell’edificio principale.
Dorothy Vaughan gestisce la divisione delle calcolatrici senza però ottenere la promozione e lo stipendio da supervisore. Mary Jackson intende diventare ingegnere, ma per farlo deve ottenere un permesso dal tribunale per frequentare i corsi serali in un liceo riservato ai soli bianchi.
La trama si sviluppa sul doppio binario dell’avanzamento tecnologico e del superamento dei vincoli burocratici e razziali. Quando l’esigenza di far partire la missione Glenn diventa prioritaria, il direttore Harrison elimina le norme di segregazione interne per ottimizzare i tempi di lavoro.
Contestualmente, l’arrivo del primo calcolatore IBM rischia di rendere obsoleto il lavoro delle matematiche, spingendo Dorothy Vaughan ad imparare in autonomia il linguaggio di programmazione Fortran e ad addestrare le sue collaboratrici per gestire la nuova macchina.
Spiegazione del finale: la verifica decisiva per John Glenn
Il finale del film si concentra sulle fasi critiche del volo della capsula Friendship 7. Nonostante Katherine sia stata riassegnata ad altre mansioni dopo l’installazione dell’IBM, un margine di errore rilevato nei dati del computer spinge John Glenn a richiedere una verifica manuale delle coordinate di rientro. Glenn dichiara di non voler partire senza la conferma dei calcoli eseguiti direttamente da Katherine Johnson.
La matematica ricalcola la traiettoria e i punti di impatto a mano in pochi minuti, garantendo la correttezza dei dati. Durante il rientro, quando lo scudo termico della capsula rischia di staccarsi, i calcoli effettuati da Katherine consentono a Glenn di rientrare sano e salvo nell’atmosfera terrestre.
L’esito positivo della missione porta al definitivo riconoscimento professionale delle tre protagoniste. Katherine Johnson continuerà a lavorare ai programmi Apollo e dello Space Shuttle. Dorothy Vaughan diventerà la prima supervisore afroamericana della NASA.
Mary Jackson otterrà la qualifica di ingegnere aerospaziale. Il film analizza così il momento preciso in cui l’efficienza scientifica ha costretto una struttura governativa a superare le proprie regole segregazioniste.
