Non è certo la prima volta che Enzo Iacchetti sceglie di spogliarsi delle vesti del comico per indossare quelle, decisamente più scomode, del cittadino/artista militante. Ma l’intervento tenutosi lo scorso 17 luglio al festival Naturalmente Pianoforte sul palco di Pratovecchio Stia, sotto la regia artistica di Andrea Scanzi, ha tracciato una linea di demarcazione netta tra il passato da intrattenitore puro e un presente caratterizzato da una potente urgenza civile.
La provocazione più rumorosa è arrivata dritta al cuore del dibattito sull’immigrazione e sul lavoro bracciantile. Immaginando i campi della Puglia ad agosto, Iacchetti ha lanciato la sua invettiva: “Vorrei che i pomodori in Puglia in agosto venissero raccolti da quelli che vogliono la remigrazione, e lo stesso le olive. Voglio vedere la faccia di Vannacci sudare a un euro netto all’ora, dandone due al caporalato, e voglio vedere con lui Salvini che fa finta di essere un meridionale. Sogno anche di vedere Vannacci asfaltare le strade di notte a 40 gradi, perché non c’è un bianco che asfalta le strade di notte a 40 gradi. Remigrali tutti e poi vai tu a raccogliere i pomodori e ad asfaltare le strade“.

Iacchetti si espone e commenta: il caso De Gregori e Eyal Mizrahi
Il cuore dell’intervista ha toccato un tema cruciale per la televisione e la cultura contemporanea: il ruolo politico dell’artista. Iacchetti non crede nella neutralità e rivendica con orgoglio il diritto e il dovere di schierarsi, anche a costo di rompere le regole non scritte del piccolo schermo. “L’uomo di spettacolo è un uomo che pensa al mondo e al futuro dei suoi figli.”, ha sempre ribadito.
A questo proposito, il volto storico di Striscia la Notizia ha richiamato alla memoria l’ormai noto e teso confronto televisivo con Eyal Mizrahi, presidente dell’associazione Amici d’Israele, andato in onda nel talk di Bianca Berlinguer (culminato nel celebre e colorito fuori onda: «Cosa hai detto, stro**o? Vengo giù e ti prendo a pugni»).
Riavvolgendo il nastro di quell’episodio, Iacchetti ha ribadito con fermezza la propria posizione sulla tragedia in atto a Gaza, parlando apertamente di genocidio e scagliandosi, al contempo, contro l’atteggiamento giudicato troppo disimpegnato di colleghi illustri, citando direttamente Francesco De Gregori.
