Il teatro italiano perde una delle sue figure più rappresentative. È morto all’età di 85 anni Pippo Di Marca, regista, drammaturgo, attore e tra i principali protagonisti dell’avanguardia teatrale italiana del secondo Novecento. La sua carriera, iniziata alla fine degli anni Sessanta, è stata caratterizzata da una costante ricerca espressiva che lo ha reso uno dei nomi di riferimento del cosiddetto “teatro immagine” e della sperimentazione scenica italiana.
Gli inizi e la nascita del Meta-Teatro
Nato a Roma nel 1940, Di Marca debutta come attore nel 1969 al Teatro La Fede, uno dei luoghi simbolo della neoavanguardia romana, collaborando con Giancarlo Nanni. Due anni dopo esordisce come regista e fonda il Meta-Teatro, compagnia e spazio creativo destinati a diventare il centro della sua attività artistica per oltre quattro decenni. Il Meta-Teatro cambiò più volte sede nella capitale, mantenendo però la stessa vocazione: essere un laboratorio permanente di sperimentazione e confronto tra linguaggi artistici diversi.
Il teatro della sperimentazione e gli incontri con i grandi maestri
Nel corso della sua carriera Di Marca sviluppò una poetica ispirata alle avanguardie storiche, intrecciando teatro, arti visive, performance e letteratura. Tra i suoi principali punti di riferimento figuravano Carmelo Bene, Leo de Berardinis e il Living Theatre di Julian Beck, con cui condivise un’idea di teatro libero dalle convenzioni tradizionali. Grande estimatore di autori come Lautréamont, Marcel Duchamp, James Joyce, Samuel Beckett e Roberto Bolaño, dedicò loro numerosi spettacoli, sperimentando quella che definiva “scrittura scenica”: un linguaggio costruito sulla scena più che sul testo.
L’eredità culturale di Pippo Di Marca
Oltre all’attività di regista e autore, Di Marca è stato anche saggista e promotore culturale. Negli anni Duemila ha continuato a lavorare sul rapporto tra memoria e teatro, organizzando iniziative dedicate ai grandi protagonisti della scena italiana e dirigendo il progetto Florian-MetaTeatro dopo la fusione della sua compagnia con il Florian Espace di Pescara. Con la sua scomparsa il teatro italiano perde uno degli ultimi interpreti della stagione della neoavanguardia, capace di influenzare generazioni di artisti attraverso una ricerca sempre orientata alla sperimentazione e alla contaminazione dei linguaggi.
