Le Forze speciali libiche Al-Sa’ika hanno intercettato un gommone con a bordo 65 migranti sudanesi al largo della regione di Kambout, circa 60 chilometri a est di Tobruk. L’operazione è avvenuta nella serata di lunedì 20 luglio, quando l’imbarcazione si trovava a sette miglia nautiche dalla costa orientale della Libia.
Secondo quanto riferito dalle autorità locali, i migranti sono stati condotti alla base navale di Tobruk “per completare le necessarie formalità legali e umanitarie“. Successivamente saranno trasferiti nel centro di Bab al-Zaytoun. Non sono state diffuse informazioni sulle loro condizioni di salute né sulla presenza di donne o minori a bordo.
Libia, i migranti sudanesi intercettati al largo di Tobruk
La nazionalità delle persone fermate riporta l’attenzione sulle conseguenze della guerra in Sudan, iniziata nell’aprile del 2023 e ancora in corso: il conflitto tra l’esercito regolare e le Forze di supporto rapido ha costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Una parte dei profughi attraversa il confine con la Libia, che rappresenta sia un Paese di destinazione per chi cerca lavoro sia uno dei principali punti di partenza verso l’Europa.
La zona di Tobruk, nella parte orientale del Paese, è diventata sempre più importante lungo le rotte migratorie del Mediterraneo centrale. Soltanto pochi giorni prima dell’intercettazione, un’altra imbarcazione con circa 60 persone a bordo era naufragata vicino all’isola di Bardaa. Almeno 50 migranti risultavano morti o dispersi, mentre dieci erano riusciti a raggiungere la riva a nuoto.
Libia, il centro di Bab al-Zaytoun
Il centro di Bab al-Zaytoun, dove saranno trasferiti i 65 migranti sudanesi, è una struttura per le espulsioni situata a Tobruk. Amnesty International ha raccolto la testimonianza di un richiedente asilo sudanese arrestato il 2 giugno 2026 e trattenuto per due settimane in un hangar gravemente sovraffollato all’interno del centro. Secondo il suo racconto, nella struttura si trovavano oltre mille persone provenienti da Sudan, Egitto, Bangladesh e altri Paesi, almeno 200 delle quali intercettate in mare. L’uomo ha denunciato che i responsabili gli avrebbero negato l’insulina e impedito di presentare una richiesta d’asilo. Avrebbe inoltre assistito al trasferimento di circa 400 persone, successivamente condotte all’aeroporto di Bengasi ed espulse verso il Sudan. La testimonianza solleva quindi nuovi interrogativi sulla sorte dei migranti riportati sulla terraferma e sulle condizioni che attendono anche il gruppo intercettato al largo di Kambout.
Il problema della gestione dei migranti in Libia
L’intercettazione mette nuovamente in luce il problema della destinazione delle persone riportate sulla terraferma. In Libia vivono oltre 900mila migranti, su una popolazione complessiva di circa sette milioni, secondo i dati citati dalle Nazioni Unite. Il Paese, però, non dispone di un sistema di asilo pienamente funzionante e la detenzione per ingresso irregolare può avvenire senza un limite di tempo stabilito.
Un rapporto pubblicato nel febbraio 2026 dall’Ufficio dell’Onu per i diritti umani e dalla missione Unsmil ha documentato violenze sistematiche contro migranti e rifugiati tra il 2024 e il 2025: le testimonianze raccolte parlano di torture, stupri, lavoro forzato, estorsioni e detenzioni arbitrarie, anche ai danni di minori. Per questo le Nazioni Unite hanno chiesto di sospendere i respingimenti verso la Libia finché non saranno garantite condizioni compatibili con i diritti umani.
Le autorità libiche descrivono i trasferimenti come procedure legali e umanitarie, ma è dopo lo sbarco che le condizioni dei migranti diventano critiche.
