I contorni tragici di quanto accaduto nel rione Pilastro di Bologna lasciano sul campo interrogativi profondi e una comunità ferita. La scomparsa di Abderrahim Fakir, deceduto dopo essere stato bloccato a terra dalle forze dell’ordine davanti ai sanitari del 118, ha acceso una piazza che ora chiede a gran voce verità e giustizia. Tuttavia, la prima svolta giudiziaria dell’inchiesta non passa dalle tradizionali imputazioni, bensì da un’applicazione procedurale del tutto inedita.
Il debutto della norma nel caso Bologna e la tutela delle forze dell’ordine
Alla base della scelta della magistratura c’è il “registro modello 45-bis”, uno strumento introdotto di recente dal Ministero della Giustizia. Questa sezione separata nasce per accogliere le annotazioni preliminari quando un fatto, pur presentando profili di reato, appare chiaramente compiuto in presenza di una causa di giustificazione, come l’uso legittimo delle armi o l’adempimento di un dovere. Lo scopo principale della norma è spezzare l’automatismo dell’iscrizione immediata nel registro degli indagati per chi opera nei servizi di sicurezza e soccorso, evitando l’impatto mediatico e giudiziario dell’avviso di garanzia, pur garantendo formalmente l’estensione delle tutele di legge durante gli accertamenti.
Gli accertamenti della procura e le richieste della piazza
È proprio in questo nuovo canale che il procuratore capo Paolo Guido ha deciso di far confluire le posizioni di tutti i soggetti coinvolti nelle diverse fasi del drammatico intervento. Una decisione che spiega perché al momento non vi sia alcun agente formalmente indagato. L’attività investigativa non si limiterà alle drammatiche sequenze amatoriali diffuse in rete, ma analizzerà l’intera dinamica temporale, attingendo anche dai dispositivi indossabili e dalle apparecchiature in uso alla polizia. Mentre la magistratura dispone i necessari esami medico-legali e le autopsie per fare piena luce sulle cause del decesso, a Bologna si alza la protesta. Familiari, attivisti e il sindaco Matteo Lepore si sono dati appuntamento in piazza Nettuno per stringersi attorno ai parenti di Fakir, chiedendo trasparenza e risposte rapide in un momento di fortissima tensione cittadina.
