Le critiche non lo hanno fatto cambiare idea. Anzi, Lele Adani ha scelto di rispondere direttamente a chi, negli ultimi giorni, ha contestato il suo modo di raccontare il calcio. Dopo la discussa telecronaca della semifinale dei Mondiali tra Argentina e Inghilterra, finita al centro di un acceso dibattito per l’enfasi mostrata durante i gol dell’Albiceleste, il commentatore tecnico della Rai ha rotto il silenzio in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. Una replica che arriva alla vigilia della finalissima tra Spagna e Argentina, che commenterà ancora insieme ad Alberto Rimedio su Rai 1.
La bufera dopo Argentina-Inghilterra
La telecronaca della semifinale ha diviso il pubblico. Sui social molti spettatori hanno accusato Adani di aver raccontato la partita con un coinvolgimento eccessivo, giudicato da alcuni incompatibile con il ruolo di commentatore del servizio pubblico. Le sue esultanze, le urla e i continui elogi a Lionel Messi hanno alimentato il dibattito sulla sua imparzialità.
Alle critiche degli utenti si sono aggiunte quelle di diversi opinionisti e giornalisti. Tra i più espliciti Fabio Ravezzani, che ha definito il suo stile sopra le righe, mentre la Repubblica ha ironizzato parlando di una Rai trasformata in “Tele Buenos Aires”. Dall’altra parte, però, non sono mancati i messaggi di sostegno di chi considera proprio la sua partecipazione emotiva uno degli elementi distintivi delle telecronache.
“Nessun copione, quando urlo è tutto spontaneo”
Adani, però, non arretra di un passo. Alla domanda se, dopo aver quasi perso la voce, durante la finale urlerà un po’ meno, risponde con la consueta ironia.
“Ma secondo lei Messi potrebbe fare un po’ meno?”, scherza.
Poi entra nel merito delle polemiche e rivendica il proprio modo di vivere il calcio.
“Mi è venuto tutto spontaneo, perché io penso al destino, al fatto che a volte ci sono segni molto più grandi. E se li vedo mi commuovo”, spiega.
Parole con cui respinge implicitamente l’idea che le sue reazioni siano costruite o studiate a tavolino.
“Posso anche credere che sia giusto non piacere a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo? Penso sia impossibile raccontarlo in modo diverso”, aggiunge.
“Messi è il più grande genio del XXI secolo”
L’intervista è anche l’occasione per ribadire tutta la sua ammirazione nei confronti di Lionel Messi, 39 anni, che definisce “probabilmente il più grande genio del XXI secolo”.
Secondo Adani, la giocata del fuoriclasse argentino contro l’Inghilterra rappresenta addirittura “la più importante della sua storia con la Nazionale”, tanto da sostenere di non essere riuscito a celebrarla abbastanza durante la telecronaca.
Parole che confermano il forte legame professionale ed emotivo con il campione argentino, spesso indicato proprio come uno dei motivi delle accuse di parzialità ricevute negli ultimi giorni.
“Io non tifo Argentina, tifo il fútbol”
Uno dei temi affrontati nell’intervista riguarda anche il presunto tifo per l’Albiceleste, un’accusa che Adani respinge con decisione.
“Io vengo accostato agli argentini, ma la chiave è essere accostato al fútbol”, afferma.
Per il commentatore, infatti, il protagonista resta sempre il gioco, indipendentemente dalla maglia. Ed è proprio questa passione, racconta, che tanti giovani gli riconoscono.
“Ho migliaia di messaggi di ragazzi che mi dicono: ‘Continua così, ci fai vivere un sogno’. E non penso di meritarmi tutta questa responsabilità”, spiega.
Stasera di nuovo al microfono per la finale
Le dichiarazioni arrivano a poche ore da una nuova sfida ad altissima tensione. Questa sera Adani sarà infatti ancora al fianco di Alberto Rimedio per raccontare su Rai 1 la finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina.
Dopo una semifinale che ha fatto discutere quasi quanto il risultato sul campo, riflettori puntati non solo su Messi e compagni, ma anche sul commentatore emiliano, chiamato ancora una volta a raccontare una partita destinata a entrare nella storia. Resta da capire se il tono sarà davvero diverso oppure, come lui stesso lascia intendere, dipenderà semplicemente da ciò che accadrà sul terreno di gioco: “Se Messi farà un po’ meno…”
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