Mario Roggero, 72 anni, è entrato nel carcere di Bollate, nel Milanese, nel pomeriggio del 17 luglio 2026. È stato portato in cella per scontare una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione. L’ordine di esecuzione firmato dalla Procura di Asti è seguito al respingimento del ricorso in Cassazione nel procedimento per l’uccisione di due rapinatori avvenuta nell’aprile 2021.
La difesa ha depositato poche ore prima un’istanza di differimento dell’esecuzione e una richiesta urgente di sospensione della pena, mentre la moglie ha presentato domanda di grazia. Roggero è stato assegnato a una sezione a regime ordinario dell’istituto; i legali hanno riferito che «è molto provato» e che «dopo essere entrato ha pianto».
Condanna di Mario Roggero e percorso giudiziario
La posizione di Roggero è divenuta esecutiva dopo la pronuncia della Cassazione che ha reso definitiva la condanna. L’ordine della Procura di Asti è stato eseguito al suo arrivo a Bollate, con la traduzione in cella per l’inizio della pena. Il quadro resta in movimento per gli atti presentati dalla difesa e per l’istanza di grazia attivata dalla famiglia, mentre l’assegnazione “a regime ordinario” indica l’inserimento nel circuito standard dell’istituto penitenziario milanese.
Le mosse della difesa e la posizione del ministero
L’avvocato Sergio Novani, del collegio difensivo insieme a Stefano Marcolini, ha spiegato che «l’istanza di differimento della pena e la richiesta di sospensione urgente sono state formalmente depositate presso la cancelleria del Magistrato e del Tribunale di Sorveglianza di Torino prima che Roggero varcasse la soglia del carcere. Questo elemento temporale è fondamentale». Novani ha aggiunto che il deposito non esclude un intervento immediato del giudice di sorveglianza: «può emanare in ogni momento un decreto d’urgenza per ordinare l’immediata scarcerazione di Roggero ed il differimento dell’esecuzione della pena», ha detto.
Prima dell’ingresso, Roggero si è rivolto al Quirinale: «Mattarella ha concesso la grazia a uno scafista e a Nicole Minetti, si metta una mano sulla coscienza», ha dichiarato il gioielliere. Il ministero della Giustizia ha negato che il ministro Carlo Nordio abbia avviato l’iter per la grazia in coordinamento con la Procura generale. La difesa ha annunciato che la battaglia giudiziaria proseguirà anche davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. È in attesa la valutazione sulla richiesta di grazia.
