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G8 di Genova, Elena Giuliani: “L’Italia ha rimosso il G8”

A 25 anni dalla morte di Carlo Giuliani, la sorella Elena chiede una ricostruzione pubblica dei fatti. Genova prepara cortei, forum e fiaccolate

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Elena Giuliani: "abbiamo rimosso il G8"

Genova G8 | Immagine derivata da un originale di Ares Ferrari — CC BY-SA 2.5 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=889574)

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Il G8 di Genova non è mai diventato davvero passato. Le immagini degli scontri, dell’irruzione alla scuola Diaz e delle violenze nella caserma di Bolzaneto sono rimaste nella memoria collettiva, ma non hanno prodotto una ricostruzione condivisa di quei giorni. A venticinque anni dal vertice del luglio 2001, la città torna così a interrogarsi su una delle ferite più profonde della storia recente italiana. “Siamo ancora in tempo per fare un grande processo pubblico sui fatti di Genova”, ha affermato Elena Giuliani in un’intervista rilasciata a Repubblica. La sorella di Carlo, il manifestante di 23 anni ucciso il 20 luglio 2001 in piazza Alimonda, chiede un confronto al quale partecipino avvocati, politici, militanti e rappresentanti delle forze dell’ordine, per ricostruire ciò che accadde dal punto di vista giudiziario, storico e sociale.

G8 di Genova, la richiesta di Elena Giuliani

Per Elena Giuliani, ricordare il fratello non significa trasformarlo in un simbolo immobile, né cercare una giustizia esclusivamente punitiva. Il punto centrale è la verità: comprendere le responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico e le decisioni che portarono alle cariche, agli scontri e infine allo sparo esploso dal carabiniere Mario Placanica.

Il procedimento penale sulla morte di Carlo Giuliani fu archiviato durante le indagini preliminari. Nel 2011 anche la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, nel caso Giuliani e Gaggio contro Italia, stabilì che non vi era stata una violazione dell’articolo 2 della Convenzione, relativo al diritto alla vita. La sentenza non ha però chiuso il dibattito sulle scelte operative e politiche adottate durante il vertice.

Secondo Giuliani, il racconto della morte del fratello è stato spesso ridotto ai pochi secondi precedenti allo sparo: Carlo con il volto coperto, l’estintore sollevato e il mezzo dei carabinieri circondato dai manifestanti. Una sequenza isolata dal contesto delle cariche e dalla gestione complessiva dei cortei, che avrebbe contribuito a cristallizzare l’immagine di un manifestante violento anziché aprire una riflessione sulle responsabilità dell’intera catena di comando.

Diaz e Bolzaneto, cosa ha accertato la giustizia

Se sulla morte di Carlo Giuliani non si è celebrato un processo, sulle violenze avvenute alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto sono arrivate condanne e sentenze internazionali. Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, la polizia fece irruzione nella scuola utilizzata come dormitorio dai manifestanti. Decine di persone furono ferite e 93 vennero arrestate.

Nel 2015, nel caso Cestaro contro Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo qualificò come tortura le violenze subite durante l’irruzione e condannò l’Italia anche per l’inadeguatezza degli strumenti legislativi allora disponibili per punire i responsabili.

Due anni più tardi, la stessa Corte accertò la violazione dell’articolo 3 della Convenzione per i trattamenti inflitti ai manifestanti detenuti a Bolzaneto. Secondo i giudici europei, le persone fermate furono sottoposte ad abusi fisici, verbali e psicologici equiparabili alla tortura. La prescrizione e le riduzioni delle pene fecero sì che nessuno dei responsabili trascorresse un giorno in carcere per quei maltrattamenti.

Il reato di tortura è stato introdotto nell’ordinamento italiano soltanto nel luglio del 2017, sedici anni dopo il G8. Le sentenze hanno quindi accertato una parte importante delle violenze, senza tuttavia riuscire a colmare completamente quello scarto tra verità giudiziaria, responsabilità politiche e memoria pubblica che ancora accompagna il racconto di Genova.

Il 25ennale del G8 di Genova

Le iniziative organizzate per il venticinquesimo anniversario non si limiteranno alle commemorazioni. Il programma “Riprendiamoci il futuro”, sostenuto anche dal Comune di Genova, comprende quasi cinquanta appuntamenti tra il 4 e il 21 luglio: forum, mostre, spettacoli, assemblee e incontri dedicati ai diritti civili, alla crisi climatica, alle disuguaglianze, alla guerra e alle trasformazioni della democrazia.

Domenica 19 luglio un corteo nazionale attraverserà nuovamente le strade della città. Il 20 luglio, anniversario della morte di Carlo Giuliani, è prevista l’iniziativa “Per non dimentiCarlo” in piazza Alimonda. Il 21 luglio si terrà invece la tradizionale fiaccolata diretta verso la scuola Diaz.

A Genova, venticinque anni dopo, la memoria torna quindi negli stessi luoghi in cui fu interrotta. Non soltanto per stabilire chi avesse ragione in quelle piazze, ma per chiedersi cosa accade a una democrazia quando il dissenso viene trattato come una minaccia.

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