16 luglio 2026 – “Il voto è un diritto, non una concessione“, Yari Russo, attivista di The Good Lobby e campaigner della Rete Voto FuoriSede, ha commentato così l’approvazione alla Camera dell’emendamento che introduce la possibilità di votare nel luogo in cui ci si trova temporaneamente per ragioni di studio, lavoro o salute. Intervenuto al podcast NewZGen, Russo ha descritto il voto come un risultato storico, raggiunto dopo anni di mobilitazioni. “In questo caos della legge elettorale, che ha visto maggioranza e opposizione scomposte su molte questioni, abbiamo dato un’occasione di riscatto“, ha affermato.
Si è arrivati a questo risultato dopo un lungo lavoro di mobilitazione partito dal basso: l’emendamento è stato approvato all’interno della discussione della legge elettorale con 353 voti favorevoli e nessun contrario
Voto fuorisede, Russo: “Anche un solo voto in più vale lo sforzo”
“Non possiamo misurare il valore di una misura del genere sulla base del fatto che ci sia ancora astensionismo oppure no”, ha spiegato Russo.
La nuova norma, infatti, non sarà sufficiente a risolvere da sola il problema della scarsa partecipazione elettorale. Potrà però eliminare alcuni degli ostacoli che ogni anno impediscono a studenti, lavoratori e persone in cura lontano da casa di raggiungere il proprio Comune di residenza.
“Anche un solo voto in più vale lo sforzo dell’intervento normativo e vale lo sforzo di tutti questi anni”, ha sottolineato il campaigner.
Secondo Russo, il risultato ha mostrato anche la possibilità di superare le divisioni politiche. “La politica può dividersi su tante cose, ma può unirsi sulle questioni che riguardano tutti e travalicare ogni confine partitico”.
Voto fuorisede, le specifiche della misura
Russo ha invitato alla prudenza prima di considerare conclusa la battaglia. L’approvazione della Camera è un passaggio importante, ma la riforma deve ancora completare il proprio iter.
“Prima di dire che si voterà fuori sede alle prossime elezioni bisogna aspettare. Ma quello arrivato è un segnale di accordo da cui difficilmente ci si potrà tirare indietro”, ha spiegato. “A prescindere dall’iter, chiederemo un intervento che arrivi prima delle prossime elezioni”.
Tra le modifiche ottenute però c’è la riduzione da nove a tre mesi del requisito per chi vive fuori sede per ragioni di salute. È stata inoltre introdotta una finestra mobile. Chi matura i requisiti durante l’anno potrà presentare la richiesta entro i termini previsti e comunque almeno 45 giorni prima delle elezioni.
“Abbiamo analizzato il contenuto dell’emendamento e le riformulazioni ottenute ci hanno soddisfatto”, ha detto Russo. L’obiettivo, però, resta quello di arrivare a una garanzia completa del diritto.
“Dopo gli schiaffi in faccia è arrivata la rivincita”
“Il diritto al voto è un diritto fondamentale”, ha ribadito Russo. La misura può contribuire a contrastare l’astensionismo involontario e ad ampliare la partecipazione, ma la sua efficacia dipenderà anche dal modo in cui verrà comunicata. “La divulgheremo in ogni luogo e in ogni modo. Speriamo che sia il primo passo verso una garanzia completa di questo diritto”.
Per Russo, la vittoria rappresenta anche un modello di partecipazione politica nata fuori dai partiti. “Sono questi i messaggi più belli che ci sono arrivati: che la politica si può fare anche dall’esterno”, ribadisce l’attivista.
“Io mi sono preso gli schiaffi in faccia di chi mi diceva: ‘Non ce la farete mai’. Ora mi sono preso una rivincita”: una rivincita che riguarda soprattutto le persone costrette a lasciare la propria città e che, fino a oggi, hanno dovuto scegliere tra affrontare costi e lunghi viaggi oppure rinunciare a votare.
