Negli ultimi anni le ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti, intense e durature. Se temperature superiori ai 35 gradi possono già provocare disagi e affaticamento, quando il termometro supera i 40 gradi i rischi per la salute aumentano in modo significativo, soprattutto per anziani e persone fragili.
A lanciare l’allarme è la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi), che richiama l’attenzione sugli effetti del caldo estremo sull’organismo e sull’aumento della mortalità osservato durante i periodi caratterizzati da temperature eccezionalmente elevate.
Perché il corpo soffre quando fa troppo caldo
L’organismo umano mantiene normalmente una temperatura interna intorno ai 37 gradi grazie a una serie di meccanismi fisiologici, come la sudorazione e la dilatazione dei vasi sanguigni. Quando però il caldo diventa eccessivo, soprattutto se accompagnato da un’elevata umidità, questi sistemi possono non essere più sufficienti.
Secondo Andrea Montagnani, presidente nazionale della Fadoi, già oltre i 35 gradi si verifica una maggiore perdita di liquidi e sali minerali attraverso il sudore. Questo comporta un aumento del lavoro del cuore e può causare sintomi come stanchezza, debolezza, giramenti di testa e abbassamenti della pressione arteriosa.
Nella maggior parte delle persone sane questi effetti sono gestibili adottando alcune precauzioni, come bere regolarmente, evitare l’esposizione nelle ore più calde e limitare gli sforzi fisici.
Cosa succede sopra i 40 gradi
Quando le temperature raggiungono o superano i 40 gradi, il quadro cambia radicalmente. Il corpo può non riuscire più a disperdere efficacemente il calore accumulato e la temperatura interna tende ad aumentare.
In queste condizioni possono comparire disidratazione severa, alterazioni della pressione arteriosa, confusione mentale, vertigini e perdita di coscienza. Il rischio più grave è rappresentato dal colpo di calore, una condizione potenzialmente letale che richiede un intervento medico immediato.
Il colpo di calore si verifica quando la temperatura corporea supera livelli critici e gli organi iniziano a funzionare in modo anomalo. Cervello, cuore e reni sono tra i primi a risentirne e, se non si interviene rapidamente, possono verificarsi danni permanenti.
Per questo motivo gli esperti invitano a non sottovalutare i primi segnali di disidratazione, come sete intensa, bocca secca, urine scarse e molto concentrate, debolezza marcata o difficoltà di concentrazione.
Il problema non è solo la temperatura
Secondo la Fadoi, uno degli aspetti più preoccupanti delle attuali ondate di calore è la loro durata. Se il caldo intenso persiste per giorni consecutivi, infatti, il corpo ha meno possibilità di recuperare.
Le cosiddette “notti tropicali”, con temperature che restano elevate anche dopo il tramonto, impediscono all’organismo di raffreddarsi adeguatamente e aumentano il rischio di stress fisiologico accumulato.
Diversi studi epidemiologici hanno mostrato che durante le ondate di calore prolungate aumentano ricoveri ospedalieri, accessi ai pronto soccorso e decessi, soprattutto nelle fasce di popolazione più vulnerabili.
Chi corre i rischi maggiori
Gli anziani rappresentano la categoria più esposta agli effetti del caldo estremo perché la capacità di percepire la sete e regolare la temperatura corporea tende a ridursi con l’età.
Particolarmente vulnerabili sono anche le persone affette da:
- scompenso cardiaco;
- ipertensione arteriosa;
- insufficienza renale;
- diabete;
- malattie respiratorie croniche;
- patologie neurologiche e disturbi cognitivi.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda i farmaci. Alcune terapie possono infatti influenzare la regolazione della temperatura corporea o alterare l’equilibrio dei liquidi nell’organismo.
Gli specialisti raccomandano quindi di non sospendere mai autonomamente i medicinali prescritti, ma di confrontarsi con il proprio medico, che potrà valutare eventuali aggiustamenti temporanei o controlli più frequenti durante i periodi di caldo intenso.
