La quantità di ricina presente nell’organismo di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita era così elevata che anche una diversa condotta sanitaria, con ogni probabilità, non avrebbe impedito la loro morte. È quanto emerge dalla relazione sulle autopsie depositata alla Procura di Larino, che indaga sul caso avvenuto a Pietracatella, in provincia di Campobasso.
La perizia, composta da 838 pagine e accompagnata dagli accertamenti svolti dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia, conferma che madre e figlia sono morte a causa di un’intossicazione acuta da tossine del ricino.
Gli esperti hanno evidenziato l’elevata quantità di sostanza rilevata, l’assenza di un antidoto specifico e la rapidissima evoluzione del quadro clinico. Elementi che, secondo i consulenti, non permettono di affermare che un approccio sanitario differente avrebbe potuto evitare i due decessi.
La posizione dei cinque medici indagati
Le conclusioni dell’autopsia potrebbero incidere sulla posizione dei cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso indagati per omicidio colposo. Antonella e Sara si erano rivolte al pronto soccorso dopo la comparsa dei primi disturbi, inizialmente ricondotti a un problema gastrointestinale, ed erano poi tornate a casa.
Le loro condizioni si erano però aggravate rapidamente, fino al nuovo ricovero e alla morte avvenuta nei giorni successivi. La relazione medico-legale tende ora a escludere che un differente trattamento avrebbe potuto cambiare l’esito, ma ogni decisione sulle posizioni degli indagati spetterà alla Procura.
L’inchiesta principale resta invece aperta per duplice omicidio premeditato contro ignoti. Gli investigatori devono ancora chiarire chi abbia procurato la ricina, come sia stata somministrata e se le vittime siano state avvelenate deliberatamente.
Ricina probabilmente ingerita per via orale
Secondo quanto ricostruito dagli esperti, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita avrebbero assunto la sostanza tossica più probabilmente per via orale. La comparsa dei primi sintomi nella mattinata del 25 dicembre porta a collocare la possibile esposizione tra il 23 e il 24 dicembre, durante le ore in cui la famiglia partecipò a diversi pasti per le festività natalizie.
La perizia non chiarisce però quale alimento o bevanda possa aver contenuto la sostanza. Non è stato ancora possibile stabilire nemmeno se madre e figlia abbiano ingerito il veleno nello stesso momento o attraverso lo stesso prodotto.
Le analisi sugli alimenti sequestrati
Per cercare di ricostruire il percorso della ricina, gli inquirenti hanno sequestrato circa 70 alimenti conservati nelle abitazioni della famiglia. I campioni saranno sottoposti a ulteriori analisi da parte di specialisti italiani e tedeschi, compresi esperti del Robert Koch Institut di Berlino.
Gli accertamenti riguarderanno anche indumenti, mobili e altri oggetti prelevati nella casa di Pietracatella. Parallelamente prosegue l’esame di telefoni, computer e dispositivi elettronici, mentre numerosi familiari, conoscenti e persone vicine alle vittime sono stati ascoltati dagli investigatori.
La perizia fissa dunque un punto fermo sulle cause dei decessi, ma non risolve il cuore del giallo: resta ancora da accertare come la ricina sia arrivata nell’organismo delle due vittime e chi possa essere responsabile del loro avvelenamento.
