Entra nel vivo il processo per il femminicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa il 14 ottobre 2025 nella sua abitazione di Milano. Oggi, davanti alla Corte d’Assise di Milano, è in programma la seconda udienza del procedimento a carico dell’ex compagno Gianluca Soncin, imputato per omicidio volontario pluriaggravato e accusato di aver pianificato il delitto dopo la fine della loro relazione.
Nel corso dell’udienza la Procura inizierà l’esame dei primi testimoni, chiamati a ricostruire il rapporto tra la vittima e l’imputato, il clima che precedette l’omicidio e gli ultimi contatti tra i due. Tra le persone ascoltate sono previsti familiari, amici e investigatori che hanno seguito le indagini fin dalle prime ore successive al delitto.
Le testimonianze attese in Corte d’Assise
Secondo il calendario predisposto dalla Corte, l’udienza sarà dedicata soprattutto all’escussione dei testimoni dell’accusa. L’obiettivo è ricostruire il contesto nel quale maturò il femminicidio e approfondire gli episodi che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbero la premeditazione contestata a Soncin.
All’apertura del processo, lo scorso giugno, la madre di Pamela Genini aveva accusato un malore alla vista dell’imputato, mentre la Corte aveva ammesso come parti civili i familiari della giovane, respingendo invece altre richieste di costituzione.
Resta aperto il caso della tomba profanata
Parallelamente al processo per l’omicidio, continua anche l’inchiesta sulla profanazione della tomba di Pamela Genini nel cimitero di Strozza, dove, durante l’estumulazione, venne scoperta la sottrazione della testa della vittima, mai ritrovata.
Per questa vicenda Francesco Dolci, amico ed ex fidanzato della giovane, risulta l’unico indagato con l’accusa di vilipendio del feretro. Nei giorni scorsi l’uomo ha cambiato difensore, affidando la propria difesa all’avvocato Pierpaolo Cassarà. Dolci ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di voler soltanto ottenere giustizia per Pamela.
L’accusa e il rischio dell’ergastolo
Gianluca Soncin è imputato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla relazione affettiva cessata con la vittima. Se riconosciuto colpevole, rischia la condanna all’ergastolo.
La seconda udienza rappresenta uno dei primi passaggi centrali del dibattimento: le deposizioni dei testimoni serviranno a delineare il quadro accusatorio che la Procura porterà davanti alla Corte d’Assise nelle prossime settimane.
