10 luglio 2026 – Documenti segreti provenienti da una serie di forum militari clandestini russo-cinesi ottenuti da The Insider, Der Spiegel e Le Monde hanno rivelato un piano congiunto per neutralizzare Starlink di Elon Musk e una collaborazione nello sviluppo di armamenti molto più profonda di quanto i due Paesi siano disposti ad ammettere.
I tre livelli del piano contro Starlink
Una delle presentazioni illustrate durante un forum militare segreto organizzato a Guangzhou nel novembre 2023 è dedicata interamente alla rete satellitare di SpaceX. Secondo due ricercatori della China Aerospace Science and Technology Corporation, principale contraente spaziale statale cinese, la forza di Starlink risiede nella sua architettura distribuita: non esiste un unico nodo centrale da colpire. Disturbare una stazione terrestre o eliminare un singolo satellite non è quindi sufficiente a compromettere la rete.
La risposta proposta si articola in tre livelli: il primo prevede pressioni diplomatiche e legali per imporre limiti all’espansione della costellazione, facendo leva sui rischi di collisione nell’orbita terrestre bassa. Il secondo punta a ostacolare Starlink attraverso la richiesta congiunta di frequenze e posizioni orbitali strategiche. A questo si aggiungerebbe un sistema russo-cinese di disturbo elettromagnetico, capace di oscurare il segnale in aree geografiche selezionate.
Il terzo livello è il più radicale: attacchi informatici condotti sfruttando i terminali degli utenti e armi “a basso costo” in grado di distruggere molti satelliti contemporaneamente, eliminandoli più rapidamente di quanto SpaceX riesca a sostituirli. Le slide non precisano quale tecnologia sarebbe utilizzata, ma ipotizzano sistemi capaci di disperdere proiettili nello spazio o piccoli satelliti destinati a colpire la costellazione.
Missili e droni: lo scambio tra Mosca e Pechino
Il capitolo più sensibile dei documenti rivelati dall’inchiesta riguarda però la difesa aerea. Il 5 giugno 2023 una delegazione cinese firmò a Mosca un protocollo con Almaz-Antey, colosso russo degli armamenti, per sviluppare un sistema integrato capace di intercettare missili balistici, testate manovranti e armi ipersoniche nella fase terminale del volo. Secondo i documenti, il nuovo apparato potrebbe superare qualsiasi sistema oggi in dotazione all’esercito russo, compreso l’S-500.
Alla base dell’intesa c’è uno scambio preciso: la Russia offre l’esperienza accumulata durante la guerra in Ucraina; la Cina mette a disposizione intelligenza artificiale, componenti elettronici e capacità di produzione su larga scala. I primi risultati sarebbero già visibili. Secondo documenti dell’intelligence militare ucraina, il drone autonomo V2U utilizzato dalle forze russe monta moduli di intelligenza artificiale, sensori lidar, batterie e memorie di produzione cinese. L’Ucraina diventerebbe così un banco di prova per l’ingegneria militare di Pechino.
La neutralità cinese è sempre meno credibile
La collaborazione rende sempre più fragile la posizione ufficiale della Cina. “Pechino cerca di proiettare un’immagine di neutralità, ma di fatto non esiste alcuna neutralità“, ha osservato Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center.
Almeno 200 operatori russi sarebbero stati addestrati all’uso di droni cinesi in sei strutture in Cina. L’Unione europea ha inoltre dichiarato di aver verificato notizie relative all’addestramento di centinaia di soldati russi da parte cinese. La cooperazione preoccupa le capitali europee. Nel febbraio 2026 il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affrontato direttamente Xi Jinping sul sostegno di Pechino alla guerra russa. Resta anche una questione paradossale: Elon Musk ha più volte elogiato il governo cinese, ma non risulta abbia commentato i piani elaborati dalle istituzioni militari di Pechino per neutralizzare uno dei suoi asset più importanti. Il prossimo forum militare segreto tra Russia e Cina è previsto per la fine del 2026 a San Pietroburgo.
