Una riconciliazione tra israeliani e palestinesi è oggi impossibile. È la convinzione espressa da Ariel Bulshtein, consigliere del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, intervenuto a Trieste durante il convegno “Italia e Israele: l’una nello sguardo dell’altra. Come Israele percepisce l’Occidente e come l’Italia percepisce Israele”.
Nel suo intervento, Bulshtein ha delineato una visione fortemente polarizzata del conflitto mediorientale, inserendolo all’interno di quella che ha definito una più ampia “lotta di civiltà” tra il mondo occidentale e le ideologie totalitarie.
“Israele ed Europa sulla stessa barca”
Secondo il consigliere di Netanyahu, Israele e l’Europa condividono una stessa minaccia esistenziale e dovrebbero quindi rafforzare la propria alleanza.
“Apparteniamo a una civiltà comune che è sotto una minaccia esistenziale da parte di diverse ideologie totalitarie. E in questa lotta di civiltà dovremmo essere uniti”, ha affermato Bulshtein.
Il consigliere ha inoltre criticato quelle che considera pressioni internazionali nei confronti di Israele affinché accetti nuove concessioni territoriali o compromessi politici con i palestinesi.
“Continuare a cercare di sacrificare Israele come strada verso la pace non funziona”, ha dichiarato, sostenendo che i tentativi di dialogo e le concessioni del passato non abbiano prodotto stabilità ma, al contrario, nuove ondate di violenza.
La posizione sugli aiuti umanitari a Gaza
Bulshtein ha affrontato anche uno dei temi più controversi degli ultimi mesi: il blocco e i ritardi nella distribuzione degli aiuti umanitari destinati alla Striscia di Gaza.
Difendendo la linea del governo israeliano, il consigliere ha sostenuto che nessun altro Stato sarebbe chiamato a garantire rifornimenti a un’organizzazione considerata nemica.
“Nessun altro paese al mondo è obbligato a far passare forniture al proprio nemico”, ha detto, aggiungendo che “il cibo nei camion umanitari sfama i soldati di Hamas”.
Le dichiarazioni arrivano mentre la questione dell’accesso degli aiuti continua a essere al centro del confronto internazionale, con numerose organizzazioni umanitarie e governi occidentali che chiedono un aumento delle forniture destinate alla popolazione civile della Striscia.
“Se Israele cadesse, l’Europa sarebbe la prossima”
Nel corso dell’incontro, Bulshtein ha ribadito la convinzione che la sicurezza di Israele sia strettamente legata a quella dell’Europa.
“Se Israele venisse distrutto, l’Europa sarebbe la prossima”, ha affermato, sostenendo che lo Stato ebraico rappresenti una sorta di baluardo avanzato dell’Occidente contro le minacce provenienti dal fondamentalismo e dai movimenti ostili ai valori democratici.
Per questo motivo, secondo il consigliere, Bruxelles e le capitali europee dovrebbero sostenere con maggiore decisione Israele.
“In questa lotta di civiltà, l’Europa dovrebbe stare dalla parte di Israele, non soltanto perché Israele ne ha bisogno. Ma perché anche l’Europa ha bisogno di un Israele forte”, ha dichiarato.
L’attacco alla resistenza palestinese
Particolarmente duro il passaggio finale dedicato alle diverse organizzazioni che compongono il fronte della resistenza palestinese.
Bulshtein ha utilizzato una metafora provocatoria per descrivere le differenze tra le varie fazioni.
“È come un dibattito tra cannibali su come cucinare la carne umana, uno vuole metterci del pepe gli altri no. La carne umana siamo noi”, ha affermato.
Parole che confermano la linea del governo Netanyahu, sempre più orientata a escludere la possibilità di un dialogo con Hamas e con le organizzazioni armate palestinesi, in un contesto in cui il conflitto a Gaza continua a dividere la comunità internazionale e a rendere sempre più lontana qualsiasi prospettiva di riconciliazione politica.