8 luglio 2026 – Mentre sul campo russo-ucraino proseguono gli attacchi con i droni – da entrambe le parti – è sul fronte diplomatico che si consumano gli strappi più profondi. E al centro, questa volta, c’è anche l’Italia. “Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro 3 giorni“: ad annunciarlo, con un post su X, è il ministro degli Esteri Antonio Tajani. I due sono addetti militari dell’ambasciata della Federazione Russa a Roma, ritenuti responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica capitolina.
Tajani: “Espulsi due addetti militari”
Il Governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato…
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) July 9, 2026
Il governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’ambasciata della Federazione Russa a Roma, ritenuti responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. Ad annunciarlo, con un post su X, è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro 3 giorni”.
Il ministro non ha usato giri di parole: “Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale“. La replica russa non si è fatta attendere: il ministero degli Esteri di Mosca, citato da Ria Novosti, ha fatto sapere che la Russia “risponderà” all’espulsione dei due diplomatici. Una formula che, nel linguaggio delle relazioni internazionali, lascia presagire contromisure speculari nei confronti del personale italiano in Russia.
Spionaggio russo a Roma, la ricostruzione
Le espulsioni sono l’ultimo atto di una vicenda esplosa il 7 luglio, quando i carabinieri del Ros, con un blitz a Roma, avevano messo le manette a due cittadini italiani, d’accordo, a vario titolo, nel capo di imputazione dell’accesso abusivo a sistemi informatici finalizzato allo spionaggio.
Si tratta di Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, sessantanovenni entrambi, entrambi ex appartenenti all’ intelligence italiana, oggi domiciliati. Il vero bersaglio – i periti dicono che il mattatore del gruppo sia Piras – è un uomo di Sassari, già sottufficiale dell’Arma, passato per la scuola Nato di Oberammergau e decorato, nel 2012, per missioni in Afghanistan e Iraq.
Tutto è cominciato nel maggio 2025, quando l’Aisi ha scoperto che i servizi russi erano riusciti a reclutare un ex agente italiano, pagato per ottenere informazioni classificate sulla produzione industriale italiana nel campo della difesa. Da lì è partita l’attività investigativa del Ros, coordinata dalla Procura ordinaria e da quella militare di Roma, fatta di pedinamenti, osservazioni e perquisizioni anche informatiche. Lo schema ricostruito dagli inquirenti era meticoloso: il presunto agente russo – coperto da immunità diplomatica in Italia – formulava le proprie richieste e Piras, in cambio di denaro, reperiva le notizie attingendo a sei diverse fonti. Tra queste, quattro militari in servizio con incarichi ad alto livello di riservatezza, tutti indagati: il conto totale delle persone coinvolte nell’inchiesta arriva così a sette.
