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Minaccia 17enne con un femminicidio, arrestato mentre spia la denuncia in caserma

Il 23enne arrestato a Casoria minacciava la 17enne con un femminicidio e le inviava foto della caserma mentre denunciava.

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Minaccia 17enne con un femminicidio, arrestato mentre spia la denuncia in caserma

Minaccia 17enne con un femminicidio, arrestato mentre spia la denuncia in caserma

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

I carabinieri di Casoria (Napoli) hanno arrestato nei giorni scorsi un 23enne con l’accusa di atti persecutori nei confronti di una 17enne. Secondo gli investigatori, il giovane ha perseguitato la ragazza con minacce gravi, richieste insistenti di una relazione e la creazione di profili falsi. La vicenda, ricostruita dai militari, è iniziata dopo che i due si erano conosciuti a settembre 2023, avevano interrotto i contatti e ha subito un’accelerazione da dicembre, quando lui ha ripreso a scriverle su WhatsApp e sui social passando da toni «scherzosi» a messaggi sempre più pressanti.

Tra gli sms e i direct inviati alla minorenne, l’uomo ha allegato un link a una notizia sul femminicidio di Martina Carbonaro e ha scritto: «Ti faccio fare questa fine! Ti faccio uscire al Tg5! Tu sei infame ti devo sparare». La ragazza, che ha sempre rifiutato l’idea di fidanzarsi con lui, si è presentata in caserma a Casoria accompagnata dalla madre e ha formalizzato la denuncia, allegando le schermate delle conversazioni e la segnalazione dei profili fake. Nella stessa denuncia, la madre ha riferito di essere stata a sua volta raggiunta da insulti e minacce di morte.

Le minacce e i profili falsi

Secondo quanto verbalizzato dai militari, i messaggi del 23enne sono diventati sempre più aggressivi, con richieste ripetute di instaurare un rapporto sentimentale a fronte dei continui rifiuti della 17enne. La pressione si è spostata anche online: i carabinieri hanno documentato la creazione di account falsi che utilizzavano la foto e il numero della ragazza, oltre a profili registrati con scatti e i nomi dei genitori della giovane. Questo passaggio, giudicato come una vera e propria riproduzione digitale dell’identità della vittima e dei suoi familiari, ha rafforzato il quadro accusatorio insieme alle minacce testuali e ai continui tentativi di contatto via social.

Nella ricostruzione emerge una progressione chiara: dal primo approccio ritenuto all’inizio un «gioco», alla pressione reiterata, fino alla comparsa di frasi esplicite e riferimenti a fatti di cronaca nera. È su questa sequenza — crescita della frequenza dei messaggi, moltiplicazione dei canali, uso di fotografie private e numeri di telefono — che si è concentrata l’attività degli investigatori.

L’individuazione davanti alla caserma e l’arresto

Un episodio ha accelerato l’intervento. Mentre madre e figlia si trovavano in caserma per completare la denuncia, il giovane ha inviato loro foto dell’edificio. I carabinieri lo hanno individuato poco dopo all’esterno della stazione con il cellulare ancora puntato verso la caserma. I militari lo hanno bloccato, identificato e arrestato con l’accusa di atti persecutori. La presenza fisica sul luogo della denuncia, unita all’invio delle immagini in tempo reale, è stata valutata come un elemento di ulteriore pressione sulla vittima e ha chiuso il cerchio di una condotta ritenuta continuativa.

Gli investigatori hanno messo a sistema tre blocchi di riscontri: i messaggi con le minacce e le richieste insistenti, le tracce informatiche dei profili falsi collegati all’identità della ragazza e dei genitori, e l’episodio documentato davanti alla caserma. Questo insieme ha motivato l’intervento immediato e la misura restrittiva.

Contestazioni e custodia cautelare

Il 23enne — che secondo gli atti aveva compiuto gli anni da pochi giorni — è stato condotto in carcere ed è ora in attesa delle determinazioni dell’autorità giudiziaria. I carabinieri hanno formalizzato l’arresto per il reato di atti persecutori, mentre la persona offesa ha ribadito, d’intesa con la madre, la volontà di tutelare privacy e sicurezza. In questa fase, il procedimento resta incardinato sull’arresto e sulla detenzione del giovane in vista dell’udienza di convalida e delle successive decisioni del magistrato.

Dagli atti emerge una linea di continuità tra la ripresa dei contatti a dicembre e i successivi passaggi: l’inasprimento dei toni, l’uso di identità digitali apocrife, l’invio di fotografie alla vittima mentre si trovava in caserma e l’individuazione immediata dell’autore all’esterno dell’edificio. Sono questi i punti fermi su cui si basa l’impianto accusatorio che ha portato al fermo e alla custodia in carcere in attesa dei prossimi passi processuali.

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