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Attentato a Ranucci, indagato Valter Lavitola: gli vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa

Perquisito l’imprenditore ed ex giornalista-editore: sequestrati computer e cellulare. L’inchiesta della Dda di Roma punta ora a chiarire il movente

7 Luglio 2026 (Ultima modifica il 7 Luglio 2026 | 11:08)
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Attentato a Ranucci, indagato Valter Lavitola: per i pm sarebbe il presunto mandante

Ansa foto

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Giornalista e autore per Alanews.it, si occupa di attualità, politica, economia e società con particolare attenzione all’analisi dei fatti e alla verifica delle fonti. Il suo lavoro si concentra sulla cronaca e sull’approfondimento dei temi che influenzano il dibattito pubblico, con uno stile chiaro, rigoroso e orientato alla comprensione dei fenomeni contemporanei. Attraverso articoli, analisi e contenuti multimediali contribuisce alla produzione editoriale di Alanews, seguendo i principali eventi nazionali e internazionali e raccontandoli con un approccio informativo indipendente e basato sui principi del giornalismo professionale.

Nuova svolta nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, il giornalista e conduttore di “Report” colpito nell’ottobre 2025 da un’azione dinamitarda davanti alla sua abitazione di Pomezia, alle porte di Roma: Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, è indagato dalla Procura di Roma. Secondo l’ipotesi degli inquirenti sarebbe il presunto mandante dell’attentato. Gli vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa.

Nei giorni scorsi Lavitola è stato sottoposto a una perquisizione domiciliare eseguita dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati, su disposizione dei pm della Direzione distrettuale antimafia. Nel corso dell’attività investigativa sono stati sequestrati il computer e il telefono cellulare dell’indagato, ora al vaglio degli investigatori.

Indagato Lavitola per l’attentato a Sigfrido Ranucci

L’iscrizione di Lavitola nel registro degli indagati arriva dopo l’arresto dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato, avvenuto il 30 giugno. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo e in concorso, i reati di detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo in luogo pubblico, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso.

Il decreto di perquisizione, disposto il 4 luglio dalla Dda di Roma, qualifica Lavitola come presunto mandante.
L’atto ricostruisce il ruolo di un intermediario, Gomes Clesio Tavares, 47 anni, cittadino camerunense, e attribuisce a Lavitola il compito di reperire esecutori in grado di procurare l’esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista. Sempre nell’atto è indicato un sopralluogo compiuto il 16 settembre, un mese prima dell’attentato.

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno eseguito la perquisizione, sequestrando il cellulare e il computer dell’indagato. I materiali acquisiti sono stati inseriti nel fascicolo coordinato dai pm della Direzione distrettuale antimafia.

Per i magistrati, Lavitola agirebbe in concorso con i quattro esecutori già raggiunti da ordinanza di custodia cautelare. Ai quattro e all’imprenditore vengono contestati detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.

Le indagini in corso

Le indagini, avviate dagli arresti eseguiti la scorsa settimana tra Napoli e Avellino, si concentrano ora sull’analisi dei dispositivi sequestrati il 4 luglio per ricostruire contatti, pagamenti e passaggi informativi.

L’inchiesta punta ora a ricostruire la catena di comando dietro l’attentato e a verificare l’eventuale ruolo di intermediari. Secondo quanto emerso dagli atti, il gruppo che avrebbe eseguito materialmente l’azione avrebbe agito in cambio di denaro. Gli investigatori stanno quindi cercando di capire chi avrebbe ordinato l’attacco e per quale motivo.

Al momento, tuttavia, non ci sarebbero certezze sul movente. È questo uno dei punti ancora aperti dell’indagine. Tra gli elementi acquisiti dagli inquirenti ci sarebbe anche una fotografia pubblicata nel 2023 dal quotidiano “Il Riformista”, nella quale Lavitola e Ranucci comparivano insieme in un ristorante romano riconducibile all’imprenditore.

Ranucci sentito in Procura

Dopo gli arresti dei presunti esecutori, Sigfrido Ranucci è stato ascoltato in Procura come persona informata sui fatti. Il giornalista ha spiegato che gli investigatori stanno lavorando su più piste e che, durante l’audizione, gli sono state rivolte domande anche su alcune vecchie inchieste di “Report” legate all’area geografica di provenienza degli arrestati.

L’inchiesta resta dunque in evoluzione. La posizione di Lavitola dovrà ora essere valutata alla luce degli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati e degli ulteriori riscontri investigativi. Come sempre in questa fase, l’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto di garanzia e vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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