5 luglio 2026 – le forze armate di Taiwan hanno ripristinato i corsi di educazione patriottica “anticomunista” per i diplomati delle accademie militari. Il ministero della Difesa ha detto che la decisione risponde all’aumento della minaccia militare e delle attività di infiltrazione provenienti dalla Cina. L’annuncio è arrivato mentre Taipei registra un nuovo picco dell’attività navale cinese intorno all’isola, che il governo collega a una crescita costante delle operazioni marittime e aeree di Pechino negli ultimi anni.
Taiwan, il comunicato sui corsi “anticomunisti”
Nel comunicato del ministero si precisa che le lezioni vogliono chiarire ai giovani ufficiali “perché combattiamo e per chi combattiamo” e rafforzare la consapevolezza su chi sia considerato amico e chi nemico nell’ambito della difesa nazionale.
Il programma è stato definito come il ripristino di elementi formativi che erano stati rimossi o attenuati da circa venticinque anni: il corso con riferimento esplicito al comunismo era stato sostituito nel 2002 da una versione denominata semplicemente “educazione patriottica”, ricorda il ministero.
Le lezioni saranno tenute da funzionari di diverse istituzioni statali, elencate nella nota del ministero: – il Consiglio per gli Affari Continentali; – il Consiglio di Sicurezza Nazionale; – il ministero della Giustizia; – l’Academia Sinica.
Il ministero ha motivato il coinvolgimento multidisciplinare con la necessità di affrontare la minaccia non solo sul piano militare ma anche sul fronte dell’infiltrazione e della sicurezza interna. Il riferimento a enti civili e accademici è stato presentato come parte di un approccio definito “integrato” alla formazione delle nuove leve, aggiunge la nota.
Presenza navale cinese: numeri e reazioni di Taipei
Il ripristino del corso è avvenuto mentre, venerdì, Taipei segnalava di aver monitorato un numero record di oltre 110 navi militari e della Guardia Costiera cinese lungo la prima catena di isole, l’arco che si estende dal Giappone a Taiwan fino alle Filippine e al Borneo. Joseph Wu, segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha scritto su X che quella mobilitazione marittima rappresentava “un segnale evidente dell’espansionismo cinese”
I numeri diffusi da Taipei rientrano in una tendenza che le autorità locali descrivono come un aumento delle operazioni navali e aeree di Pechino nell’area negli ultimi anni. Sabato, ha riferito il governo insulare, la Guardia Costiera cinese ha avviato un nuovo pattugliamento al largo della costa orientale di Taiwan. L’esecutivo taiwanese ha reagito formalmente, negando a Pechino qualsiasi giurisdizione su quelle acque e respingendo le rivendicazioni di sovranità.
Taiwan e le nuove misure difensive
La prima catena di isole è spesso considerata un elemento strategico per il controllo delle rotte marittime nel Pacifico occidentale; le autorità di Taipei hanno inserito i dati sulla presenza navale in questo contesto per motivare la decisione formativa, precisa il comunicato del ministero.
Nel descrivere le misure difensive e formative, il ministero della Difesa di Taipei ha messo in relazione il ritorno all’uso esplicito del termine “anticomunista” nelle lezioni con l’intensificarsi delle attività cinesi nello stretto e nelle rotte marittime limitrofe. La scelta rappresenta un cambiamento di tono rispetto alla formulazione adottata dopo il 2002: l’impiego pubblico della locuzione “anticomunista” è stato riproposto come strumento didattico per i diplomati militari.
Il ministero della Difesa della Repubblica Popolare Cinese non ha risposto alle richieste di commento, giunte fuori dall’orario d’ufficio, segnala la nota. I vertici di Taipei indicano che i corsi partiranno nel prossimo ciclo accademico per gli ufficiali neo-diplomati.
