L’Agenzia delle Entrate ha rafforzato nel 2025 i controlli bancari sui conti correnti in Italia. L’azione si è concentrata su conti e flussi finanziari personali e aziendali, con incroci automatizzati di anagrafiche, fatture elettroniche, corrispettivi telematici e movimenti collegati ai POS. Il bilancio dell’attività indica 6.566 controlli e un recupero di 16,4 miliardi di euro, con le indagini finanziarie aumentate del 186% rispetto al 2022 e gli accertamenti bancari più che triplicati. In parallelo, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20816/2024, ha chiarito profili processuali relativi alle indagini bancarie.
Gli uffici hanno concentrato l’attenzione su quattro operazioni ricorrenti: versamenti di contanti elevati o ripetuti; bonifici in entrata privi di giustificazioni documentali; movimenti e prelievi incoerenti con i redditi dichiarati; assenza prolungata di movimenti su un conto pur in presenza di entrate significative su altri rapporti. L’obiettivo è verificare la coerenza tra capacità contributiva dichiarata e reale dinamica dei flussi.
Cosa viene controllato sui conti correnti
Le banche sono obbligate a collaborare nella prevenzione del riciclaggio e a inviare segnalazioni di operazioni sospette all’Unità di Informazione Finanziaria. I controlli possono riguardare movimenti con carte, prelievi e bonifici, ma anche accessi a cassette di sicurezza, giacenze medie e saldi. La spinta digitale ha reso sistematico l’incrocio dei dati: anagrafiche, fatture elettroniche e corrispettivi telematici vengono letti insieme ai flussi bancari, così da evidenziare scostamenti rilevanti rispetto ai redditi dichiarati e individuare schemi ripetitivi o anomali.
Come scattano gli accertamenti
La documentazione tecnica indica che l’accertamento nasce quando il profilo reddituale non si concilia con l’insieme delle movimentazioni finanziarie. Non esiste una soglia fissa che determini automaticamente la segnalazione: la valutazione è complessiva e considera elementi reddituali e patrimoniali. Le verifiche si sviluppano in più fasi: prima la raccolta automatizzata dei dati; poi il confronto con quanto dichiarato; se emergono discordanze rilevanti, seguono approfondimenti istruttori degli uffici competenti. In questa cornice, l’ordinanza n. 20816/2024 della Cassazione ha precisato aspetti processuali e requisiti di motivazione degli atti impositivi collegati alle indagini bancarie, incidendo sull’impostazione dei procedimenti.
Sanzioni, onere della prova e tutele
La normativa prevede sanzioni amministrative variabili tra il 5% e il 50% delle somme ritenute non giustificate. A titolo esemplificativo, su un’operazione valutata irregolare di 30.000 euro la sanzione può oscillare tra 1.500 e 15.000 euro, in funzione della gravità dell’irregolarità. In sede contenziosa, l’onere della prova è stato ridefinito da interventi normativi e dagli orientamenti della Cassazione, con effetti sui requisiti di motivazione degli atti. Per il contribuente risulta centrale produrre documenti che giustifichino l’origine delle somme: ricevute, contratti, giustificativi bancari e ogni evidenza utile. In assenza di giustificativi si può essere chiamati a dimostrare la tracciabilità delle operazioni contestate.
Digitalizzazione e prossimi passi
La digitalizzazione dei controlli è in evoluzione: dal 2026 è previsto un ulteriore potenziamento con strumenti di intelligenza artificiale e machine learning, insieme a un aumento dell’analisi automatizzata dei flussi bancari. La prospettiva è rendere più tempestiva l’individuazione di anomalie e più mirati gli approfondimenti istruttori; per i contribuenti, restano invariati gli obblighi documentali e la necessità di conservare prove puntuali sulla provenienza e la destinazione dei movimenti.
