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Carburanti, fine sconti accise: benzina e diesel aumentano di 6,1 centesimi

Il ripristino dell'accisa piena fa salire i prezzi di 6,1 centesimi al litro: benzina a 1,86 euro, diesel a 1,95.

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Federico Perrone di Federico Perrone

Il Governo ha lasciato scadere lo sconto sulle accise di 6,1 centesimi al litro sui carburanti in Italia all’inizio del primo weekend di luglio. La mancata proroga ha fatto scattare automaticamente un rincaro alla pompa. L’esecutivo punta a stabilizzare il mercato dopo mesi di interventi straordinari e ha convocato i soggetti del settore per valutarne gli effetti.

Lo sconto in scadenza, pari a 6,1 centesimi al litro, aveva sostituito una riduzione più ampia introdotta a marzo e pari a 24,4 centesimi. Quel primo taglio è stato stimato in circa 400 milioni di euro ogni venti giorni; nell’insieme, gli interventi di alleggerimento delle accise sono stati valutati in oltre due miliardi di euro, coperti solo in parte con l’extragettito Iva.

La riduzione più recente è rimasta in vigore per quasi un mese e la sua cessazione è stata formalizzata all’avvio del fine settimana, con il ripristino dell’aliquota piena d’accisa come previsto dalla scadenza della misura temporanea.

Prezzi alla pompa dopo la fine dello sconto

Prima della scadenza, sulla base di quotazioni e listini rilevati, la benzina in rete si attestava intorno a 1,80 euro/litro e il gasolio a circa 1,88 euro/litro. Con la fine dello sconto sulle accise il prezzo alla pompa è salito di 6,1 centesimi/litro: il valore medio indicativo è passato a circa 1,86 euro/litro per la verde e a circa 1,95 euro/litro per il diesel. Su questi numeri incidono le differenze locali di rete e i margini applicati dai singoli distributori.

L’incremento è l’effetto meccanico del ritorno all’accisa piena; restano comunque determinanti altre componenti del prezzo, tra cui l’Iva calcolata sulla base imponibile che comprende l’accisa, i margini di distribuzione e l’andamento delle quotazioni del greggio sui mercati internazionali.

Azioni del governo e monitoraggio della filiera

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato nei giorni scorsi i rappresentanti delle compagnie petrolifere al Mimit e ha chiesto un adeguamento dei prezzi coerente con la diminuzione delle quotazioni internazionali. L’indirizzo indicato dal Governo è di uscire progressivamente dal ricorso a misure straordinarie sulle accise e riportare il mercato dei carburanti a condizioni più stabili.

In parallelo, l’esecutivo e le associazioni di categoria hanno avviato confronti per monitorare i margini applicati lungo la filiera. Nella convocazione Palazzo Piacentini ha sollecitato che gli eventuali ribassi delle materie prime si riflettano «più velocemente» nei prezzi al pubblico, si legge nella nota di convocazione.

Quotazioni del petrolio e variabili esterne

Le quotazioni internazionali del petrolio risultano inferiori ai picchi di marzo: il Brent è sceso da circa 120 dollari al barile registrati in avvio della crisi a livelli attorno a 70 dollari nelle ultime rilevazioni. Tra le ragioni addotte per questa correzione figura anche la tregua concordata tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, snodo da cui transita una quota significativa del greggio mondiale.

Impatto sui conti pubblici e possibili scenari

La scelta di non prorogare ulteriormente lo sconto riduce l’impatto immediato sui conti pubblici, ma ripristina per gli automobilisti il costo corrispondente alla piena aliquota d’accisa. Il peso cumulato degli interventi varati nei mesi precedenti è stato quantificato nell’ordine di miliardi e il Governo ha motivato la nuova fase con l’esigenza di recuperare margini di bilancio e contenere misure continuative.

L’evoluzione dei listini dipenderà soprattutto da due variabili: l’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio e le scelte politiche dell’esecutivo nei prossimi mesi. Se il Brent dovesse risalire in modo significativo, i prezzi alla pompa potrebbero crescere oltre l’effetto del solo ripristino dell’accisa; al contrario, ulteriori cali delle quotazioni potrebbero attenuare la pressione sui listini e agevolare un ritorno a condizioni più ordinarie.

Benzina e gasolio sono quindi aumentati di 6,1 centesimi al litro con l’avvio del fine settimana: i valori medi indicativi si collocano attorno a 1,86 euro/litro per la verde e a 1,95 euro/litro per il diesel. Le cifre saranno aggiornate in base alle rilevazioni nazionali e alle scelte commerciali delle compagnie, mentre al Mimit prosegue il monitoraggio degli effetti delle misure e del trasferimento in rete delle variazioni delle materie prime.

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