L’emergenza abitativa è tornata al centro del dibattito politico ed economico italiano. Il tema è diventato ancora più attuale dopo l’approvazione definitiva del nuovo Piano Casa da parte del Parlamento, ma i dati raccontano una situazione complessa e piena di contraddizioni.
Da una parte l’Italia è l’unico grande Paese europeo in cui i prezzi delle abitazioni sono diminuiti negli ultimi anni. Dall’altra gli affitti continuano ad aumentare, le case popolari sono sempre meno e oltre un milione e mezzo di famiglie vive una condizione di grave disagio abitativo.
Il paradosso italiano: le case valgono meno, ma restano inaccessibili
Secondo i dati analizzati da Sky TG24 nella trasmissione “Numeri”, dal 2010 i prezzi delle abitazioni in Italia sono diminuiti del 6%, mentre negli altri grandi Paesi europei sono aumentati in modo significativo: +19% in Spagna, +26% in Francia e +78% in Germania.
A prima vista potrebbe sembrare una buona notizia per chi vuole acquistare un immobile. In realtà il calo dei prezzi non si è tradotto in una maggiore accessibilità alla casa.
Le ragioni sono diverse. Da un lato i redditi italiani crescono molto meno rispetto al resto d’Europa, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie. Dall’altro esiste una forte differenza tra territori: mentre in molte aree interne e nei piccoli centri i valori immobiliari sono diminuiti, nelle grandi città e nelle zone a maggiore domanda abitativa i prezzi continuano a rimanere elevati.
Il risultato è che, nonostante il calo medio dei prezzi, per molte famiglie acquistare una casa resta un obiettivo sempre più difficile da raggiungere.
Affitti in crescita e domanda sempre più forte
Se il mercato delle compravendite mostra segnali di debolezza, quello delle locazioni segue una traiettoria opposta.
Negli ultimi anni gli affitti in Italia sono aumentati del 14%, una crescita analoga a quella registrata in Francia e superiore a quella della Spagna (+11%). In Germania l’incremento è stato del 24%.
Secondo Nomisma, il fenomeno è legato a uno squilibrio sempre più marcato tra domanda e offerta. La pressione sul mercato degli affitti è aumentata soprattutto nelle grandi città, nelle aree universitarie e nei territori con maggiore concentrazione di posti di lavoro.
Le famiglie in affitto rappresentano oggi circa il 78% dei nuclei che vivono una condizione di disagio abitativo, segno di come il problema riguardi soprattutto chi non possiede una casa di proprietà.
A contribuire alla tensione del mercato sono anche la crescita degli affitti brevi turistici e la riduzione degli immobili disponibili per la locazione a lungo termine, fenomeni che negli ultimi anni hanno trasformato profondamente il mercato immobiliare delle principali città italiane.
Oltre 1,5 milioni di famiglie in grave disagio abitativo
La crisi della casa non riguarda più soltanto le fasce tradizionalmente più fragili della popolazione.
Secondo le ultime stime di Nomisma, circa 1,5 milioni di famiglie italiane vivono una situazione di disagio abitativo grave o acuto, mentre oltre 4 milioni di nuclei destinano più del 30% del proprio reddito all’affitto o alla rata del mutuo, soglia considerata il limite della sostenibilità economica.
Il problema coinvolge sempre più spesso giovani lavoratori, famiglie monoreddito, studenti universitari e lavoratori fuori sede che, pur non vivendo in condizioni di povertà assoluta, faticano a trovare un’abitazione a costi sostenibili.
L’emergenza abitativa, quindi, non è più soltanto una questione sociale: sta diventando anche un fattore che limita la mobilità lavorativa e la competitività dei territori.
I giovani sono tra i più colpiti
Le difficoltà sono particolarmente evidenti tra gli under 35.
Secondo i dati Istat richiamati dal dossier governativo sul Piano Casa, il 37,3% dei giovani sotto i 35 anni vive in affitto, una quota nettamente superiore alla media nazionale.
L’aumento dei canoni, l’instabilità lavorativa e la difficoltà di accesso al credito stanno contribuendo a ritardare l’uscita dalla famiglia d’origine e il raggiungimento dell’autonomia economica.
La situazione è particolarmente critica nelle città universitarie, dove studenti e giovani lavoratori si contendono un’offerta di alloggi sempre più ridotta e costosa.
Il crollo delle case popolari
Uno degli aspetti più critici riguarda l’edilizia residenziale pubblica.
La Corte dei Conti ha evidenziato come negli ultimi anni gli investimenti destinati alla costruzione di nuove case popolari siano stati “pressoché insignificanti”.
I numeri mostrano chiaramente il ridimensionamento del settore: negli anni Ottanta venivano costruite mediamente circa 20 mila nuove abitazioni popolari all’anno; negli ultimi quindici anni la media è precipitata a circa mille alloggi annui.
Si tratta di un cambiamento radicale che ha progressivamente ridotto la capacità dello Stato di offrire soluzioni abitative alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Anche l’ANCI ha recentemente sottolineato come il patrimonio di edilizia residenziale pubblica risulti oggi insufficiente rispetto alla domanda proveniente dalle famiglie a basso reddito.
Il welfare abitativo italiano resta tra i più bassi d’Europa
Alla riduzione delle nuove costruzioni si aggiunge una spesa pubblica molto contenuta.
Secondo la Corte dei Conti, tra il 2014 e il 2022 l’Italia ha investito nel welfare abitativo oltre dieci volte meno rispetto alla media degli altri Paesi dell’Eurozona.
Il nuovo Piano Casa approvato dal Parlamento punta a rendere disponibili circa 100 mila alloggi a prezzi accessibili nell’arco di dieci anni, concentrandosi soprattutto sul recupero e sulla riqualificazione del patrimonio esistente piuttosto che sulla costruzione di nuove abitazioni popolari.
Resta però aperto il nodo centrale: riuscire a colmare il divario tra domanda e offerta di alloggi accessibili.
Per Nomisma, l’emergenza abitativa non rappresenta più soltanto un problema sociale. Il rischio è che città e territori perdano attrattività economica, perché il costo dell’abitare supera ormai per molte famiglie la soglia di sostenibilità.
Il vero paradosso italiano è che le case, mediamente, valgono meno rispetto a quindici anni fa, ma trovare un’abitazione accessibile non è mai stato così difficile. A pesare sono salari stagnanti, affitti in crescita, scarsità di edilizia pubblica e una domanda abitativa sempre più concentrata nelle grandi città.
