Una raccolta firme per chiedere le dimissioni della società del Ponte sullo Stretto. Il comitato No Ponte Capo Peloro ha consegnato alla Procura di Roma e alla presidenza del Consiglio dei ministri una petizione con 2.000 firme, chiedendo le dimissioni del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina spa e la nomina di un’amministrazione giudiziaria per la società. La consegna è avvenuta insieme all’annuncio dell’estensione della raccolta a livello nazionale e alla trasmissione di una prima parte della documentazione sul progetto definitivo del Ponte. Il Consiglio superiore dei Lavori pubblici è convocato il 3 luglio per esprimere il parere tecnico.
Per il comitato, gli atti ricevuti non esauriscono il quadro degli elaborati su cui si chiede il parere. Daniele Ialacqua, già assessore nella giunta di Messina guidata da Renato Accorinti, ha indicato uno scarto tra il materiale arrivato e la mole complessiva del progetto, sollecitando ulteriori chiarimenti.
La raccolta firme per le dimissione della società del Ponte sullo Stretto
Ialacqua ha spiegato che la documentazione trasmessa riguarda la relazione del progettista e quella del comitato tecnico scientifico e ha quantificato il perimetro degli atti ricevuti: “si tratta della relazione del progettista e della relazione del comitato tecnico scientifico, sono 500 pagine, in confronto a 10mila elaborati del progetto”. Il comitato ritiene quindi che il Consiglio superiore dei Lavori pubblici stia operando su una selezione ristretta rispetto alla totalità dei materiali tecnici.
Restano inoltre richieste di chiarimento su verifiche specifiche. “Al momento non conosciamo l’esito dei test fatti dalla società Ihi Corporation sulla fatica dei cavi, né gli approfondimenti sulle faglie”, ha detto Ialacqua, richiamando le criticità segnalate dagli ingegneri De Miranda e Risitano. Il nodo tecnico dei test sulla fatica e degli studi sulle faglie geologiche è indicato dal comitato come elemento necessario per una valutazione completa della sicurezza progettuale.
Destinatari e rete di mobilitazione della raccolta firme
Le prime 2.000 firme sono state inoltrate, oltre che alla Procura di Roma e alla presidenza del Consiglio, ai soci della Stretto di Messina spa: il ministero dell’Economia e delle Finanze, Anas, Rfi, la Regione Siciliana e la Regione Calabria. I promotori hanno attivato anche una raccolta sulla piattaforma change.org e hanno programmato l’invio della petizione a una rete nazionale di associazioni e comitati contrari all’opera, con l’obiettivo di ampliare il fronte delle adesioni.
