L’economia mondiale si trova davanti a una fase delicata, stretta tra il rallentamento della crescita, il peso di un debito pubblico sempre più elevato e le incognite legate alla corsa all’intelligenza artificiale. A lanciare l’avvertimento è la Bri, la Banca dei regolamenti internazionali con sede a Basilea, spesso definita la “banca centrale delle banche centrali”, che nel suo rapporto annuale invita governi e autorità monetarie a non abbassare la guardia.
Secondo l’istituto, i progressi ottenuti negli ultimi anni nella lotta all’inflazione non devono indurre a facili ottimismi. Al contrario, la stabilità dei prezzi resta una priorità assoluta e le banche centrali dovrebbero essere pronte a intervenire nuovamente se necessario.
La lotta all’inflazione non è finita
Nel rapporto, la Bri sottolinea che le autorità monetarie non devono esitare ad aumentare i tassi d’interesse qualora l’inflazione mostrasse nuovi segnali di accelerazione.
Una posizione che potrebbe apparire impopolare, soprattutto in un momento in cui molte economie stanno già facendo i conti con una crescita più debole. Tuttavia, secondo l’istituto di Basilea, mantenere la disciplina monetaria è fondamentale per evitare problemi ancora più gravi nel prossimo futuro.
La Bri evidenzia come “salvaguardare la stabilità dei prezzi”, insieme alla sostenibilità delle finanze pubbliche e alla stabilità finanziaria, debba rappresentare una delle principali priorità delle politiche economiche.
L’idea di fondo è che una politica monetaria credibile contribuisca a creare le condizioni necessarie per una crescita più stabile e duratura, anche se nel breve periodo può comportare costi economici e finanziari.
Debito pubblico record e nuovi rischi finanziari
Tra gli elementi di maggiore preoccupazione individuati dagli economisti della Bri c’è il livello raggiunto dal debito pubblico globale, che in molti Paesi resta vicino ai massimi storici.
Secondo il rapporto, la combinazione tra elevato indebitamento e condizioni finanziarie più rigide rischia di ridurre i margini di manovra dei governi, rendendo più difficile affrontare eventuali nuove crisi economiche o geopolitiche.
Ma non è l’unico rischio segnalato.
La Bri richiama infatti l’attenzione sul crescente peso degli hedge fund ad alta leva finanziaria, cioè quei fondi che utilizzano grandi quantità di capitale preso a prestito per amplificare i rendimenti dei propri investimenti.
Secondo l’istituto, il rapporto sempre più stretto tra debito sovrano e questi operatori finanziari crea “un nuovo legame tra debito sovrano e stabilità finanziaria”, aumentando la vulnerabilità del sistema a possibili shock.
L’incognita della bolla dell’intelligenza artificiale
Uno dei passaggi più significativi del rapporto riguarda il boom dell’intelligenza artificiale, che negli ultimi anni ha attirato investimenti miliardari e contribuito a spingere al rialzo le valutazioni di molte aziende tecnologiche.
La Bri riconosce il potenziale rivoluzionario dell’IA, ma invita alla prudenza. L’istituto teme infatti che l’entusiasmo degli investitori possa aver alimentato aspettative eccessive e valutazioni difficili da sostenere nel lungo periodo.
Per questo motivo viene evocato il rischio di una possibile “bolla dell’intelligenza artificiale”, il cui eventuale scoppio potrebbe avere conseguenze ben oltre il settore tecnologico.
Secondo la Bri, una correzione brusca dei mercati legata all’IA, sommata a inflazione persistente e debito pubblico elevato, potrebbe generare effetti a catena sulla crescita mondiale, sugli investimenti e sulla fiducia degli operatori economici.
L’appello ai governi: “Agire subito”
Nel presentare il rapporto annuale, il direttore generale della Bri, Pablo Hernández de Cos, ha rivolto un appello diretto ai governi e ai decisori politici.
Secondo il banchiere spagnolo, le politiche economiche devono lavorare nella stessa direzione e non ostacolarsi a vicenda. “Le politiche economiche devono rafforzarsi reciprocamente, evitando di esercitare spinte contrastanti sull’economia globale”, ha affermato.
Per Hernández de Cos, il successo dipende dalla presenza di “solide fondamenta fiscali e finanziarie”, indispensabili per affrontare le sfide dei prossimi anni.
Da qui l’invito ad agire senza ulteriori rinvii: “Ogni ritardo renderà gli aggiustamenti necessari più costosi e aumenterà la probabilità di dover affrontare difficili compromessi in futuro”.
Un messaggio che arriva in una fase in cui l’economia globale appare più resiliente rispetto alle previsioni più pessimistiche degli ultimi anni, ma continua a confrontarsi con fragilità strutturali che, secondo la Bri, non possono più essere ignorate.
