26 giugno 2026 – a Washington la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso la revoca immediata del Temporary Protected Status per circa 350.000 haitiani e 6.000 siriani, annullando le ordinanze dei tribunali inferiori che avevano sospeso quelle revoche. Il Temporary Protected Status (TPS) è un programma del 1990 che permette ai cittadini di Paesi colpiti da guerre, catastrofi o violenza diffusa di vivere e lavorare legalmente negli Stati Uniti senza rischiare la deportazione. Non garantisce la residenza permanente, ma per molti titolari – che hanno figli americani, lavori stabili e anni di vita negli Stati Uniti – è l’unica protezione legale di cui dispongono. La decisione ha autorizzato l’amministrazione Trump a porre fine al programma e lo stesso giorno la Corte si è pronunciata anche su un’altra misura restrittiva in materia di asilo.
Effetti sui migranti siriani e haitiani
La pronuncia produce effetti immediati sui beneficiari: il Dipartimento di Stato ha segnalato che la revoca delle designazioni per Haiti e Siria espone i titolari al rischio di ritorno in Paesi segnati da violenza diffusa, criminalità e sequestri. Attualmente il TPS riguarda circa 1,3 milioni di persone provenienti da 17 Paesi; gli haitiani lo avevano ottenuto nel 2010 dopo il terremoto, i siriani nel 2012 con l’inizio della guerra civile.
Gli avvocati che rappresentavano i titolari haitiani di TPS hanno affermato che la decisione “porterà direttamente alla morte violenta e inutile di migliaia di persone innocenti” e hanno chiesto al Senato di approvare il disegno di legge bipartisan già votato dalla Camera ad aprile.
“Le famiglie sono qui”
Viles Dorsainvil, direttore di un centro di supporto per la comunità haitiana a Springfield , ha dichiarato: “Le famiglie sono qui, i bambini vanno a scuola, i genitori vanno al lavoro, la gente cerca di spostarsi, ed è come se la Corte Suprema avesse messo tutte queste attività in pausa e lasciato le persone in un limbo”. Derrick Johnson, presidente e amministratore delegato della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), ha definito la sentenza un tradimento per le famiglie haitiane che da anni vivono, lavorano e contribuiscono a questo Paese. Organizzazioni di advocacy hanno indicato anche impatti economici: circa 200.000 titolari haitiani di TPS fanno parte della forza lavoro statunitense, inclusi 15.000 lavoratori agricoli e 13.000 assistenti infermieristici.
Corte Suprema, la pronuncia sull’asilo
La seconda pronuncia della Corte riguarda il diritto d’asilo. I giudici hanno stabilito che gli agenti di frontiera possono respingere i migranti ai valichi di ingresso quando ritengono che le strutture siano già al limite della capacità operativa, consentendo il ripristino della cosiddetta politica del metering, introdotta durante il primo mandato di Trump e poi abbandonata dall’amministrazione Biden. Il giudice Alito sostiene che chi si trova ancora sul lato messicano della frontiera non può essere considerato giuridicamente “arrivato” negli Stati Uniti e, di conseguenza, non ha ancora maturato il diritto di presentare una richiesta di asilo.
Queste decisioni si inseriscono in una storia lunga e irrisolta. Gli Stati Uniti sono stati costruiti dall’immigrazione, ma hanno oscillato ciclicamente tra apertura e chiusura: le leggi restrittive degli anni Venti del Novecento, l’internamento dei giapponesi-americani durante la Seconda guerra mondiale, le grandi amnistie degli anni Ottanta sotto Reagan, le deportazioni di massa degli anni Duemila. Il TPS stesso nacque nel 1990 come risposta pragmatica a crisi umanitarie che il sistema ordinario non riusciva ad assorbire, e nel tempo si è trasformato da misura temporanea in una forma di stabilità di fatto per milioni di persone.
