Candidati vicini a Zohran Mamdani hanno vinto primarie locali a New York, con risultati significativi nel Bronx e in altri distretti della città. La rete elettorale progressista collegata a Mamdani ha ottenuto nomination in più collegi chiave. Le vittorie sono arrivate a meno di un anno dalla sua elezione del 4 novembre 2025 e hanno messo in luce divisioni generazionali e posizioni divergenti sulla politica verso Israele.
Nel decimo distretto, che comprende parti di Lower Manhattan e Brooklyn, Brad Lander ha sconfitto il deputato Dan Goldman. Davanti ai suoi sostenitori, Lander ha detto: «È ora che il partito democratico si allontani dal denaro oscuro, dai pac finanziati dalle criptovalute, da Wall Street e dall’Aipac». Lo stesso Lander ha ribadito la necessità di allontanare il partito da finanziamenti che ha definito «oscuri».
Vittorie progressiste e collegi chiave
Oltre a Lander, si sono affermati altri profili legati alla nuova corrente progressista connessa a Mamdani. Darializa Avila Chevalier, 32 anni, ha battuto Adriano Espaillat in una sfida sostenuta da esponenti nazionali; se eletta a novembre sarebbe la prima donna di origini dominicane a entrare al Congresso. Claire Valdez ha invece vinto contro Antonio Reynoso. Altri candidati con appoggi progressisti hanno conquistato nomination in collegi dove temi come l’accessibilità economica e la politica estera hanno dominato il dibattito, segnalando un radicamento territoriale che ha superato gli endorsement tradizionali.
Alcuni reporter hanno riferito che comizi e momenti di festa per le vittorie sono stati accompagnati da slogan e, in alcuni casi, da cori legati alla causa palestinese. Le controffensive dei candidati sostenuti dall’establishment non hanno prodotto successi uniformi: figure con endorsement consolidati hanno perso in collegi chiave.
Reazioni politiche e impatto a livello nazionale
Le risposte da Washington e dalle leadership nazionali sono arrivate in rapida successione. Scott Bessent ha criticato il risultato, osservando che «Mamdani è il leader del partito democratico». Lo speaker della Camera Mike Johnson ha definito il fenomeno «pericoloso» in una dichiarazione dopo il voto. L’ex presidente Donald Trump ha detto: «L’America non sarà mai comunista» e ha attribuito al neo-sindaco di New York responsabilità per l’affermazione di alcuni candidati.
Altri attori politici hanno letto i risultati come un segnale delle dinamiche interne al Partito Democratico: leader progressisti e movimenti giovanili hanno rivendicato il peso delle campagne dal basso; figure centriste ed esponenti dell’establishment hanno segnalato il possibile distacco degli elettori moderati. I repubblicani hanno espresso l’auspicio che la crescita dei candidati progressisti pesi negativamente sui democratici alle elezioni di metà mandato. Nei commenti pubblici è stato sottolineato che fattori come la percezione del costo della vita e l’opposizione a un possibile aumento delle ostilità in Medio Oriente possono influenzare il voto nazionale.
All’interno del partito, il confronto è operativo: dirigenti locali e nazionali hanno avviato consultazioni con candidati e comitati di campagna per misurare l’impatto delle primarie sui collegi competitivi e per definire strategie in vista delle elezioni generali.
I nomi usciti vincitori dalle primarie si misureranno ora con il calendario elettorale: le nomination determinate in queste settimane saranno confermate nelle schede della tornata generale di novembre, quando gli elettori della città decideranno i rappresentanti per il Congresso e per gli altri uffici in palio.
